Perché oggi tutti riscoprono la grandezza di Ratzinger

Oggi in molti rileggono e reinterpretano gli scritti ed i pensieri di Benedetto XVI. Il perché è nella crisi d'identità dell'Occidente

Perché oggi tutti riscoprono la grandezza di Ratzinger

Farne una questione di paragoni serve a poco. La riscoperta del pensiero e delle opere di Joseph Ratzinger però è incontrovertibile. Forse sta contribuendo la parabola che la storia ha intrapreso, con l'uomo posto dinanzi a domande nuove. É fisiologico: chi cerca risposte esaustive ma di stampo umanistico si rifugia tra i pensieri dei grandi interpreti del tempo che è stato e dei tempi che saranno.

La fede c'entra, ma la visione di Benedetto XVI non è riservata solo ai cattolici. L'attenzione universale per il novantaquattresimo compleanno dell'emerito è solo l'ennesimo segnale. Non solo un dato mediatico, ma una considerazione generale, che è arrivata da più parti. Anzi dal punto di vista dei media, quasi un bagno d'umiltà, dopo i continui attacchi sferrati contro il "pastore tedesco".

Dalla critica al relativismo alla necessaria mitigazione delle logiche economiche con criteri di giustizia sociale, passando per la strenua difesa della dottrina cattolica e dalla battaglia culturale mossa in direzione della proliferazione dei "nuovi diritti": Oggi, Ratzinger viene riscoperto perché ha anticipato i temi che per il mondo sarebbero diventati focali. Anche durante l'era ratzingeriana si affrontava la questione del riconoscimento di alcuni diritti per la comunità Lgbt ma non con questa continuità e con questa enfasi militante. Non era ancora comparso il ruolo di "influencer", per dirne una.

Qualcuno ritiene che con papa Ratzinger la Chiesa cattolica non avrebbe esitato nel prendere posizione sul Ddl Zan, ma questo è solo un esempio delle aspettative riposte verso l'odierno, che certo è diverso dal passato, ma che non ha prestato il fianco alla "colonizzazione ideologica", come la chiama papa Francesco. Sono stili comunicativi diversi, per messaggi che possono a loro volta differire. Per quanto la retorica sull'effettiva "continuità" tra regnante e predecessore sia più un esercizio di stile che altro. La Chiesa, pure in questi tempi pandemici, resta una delle poche istituzioni immutabili cui fare affidamento.

Di scritti ratzingeriani ne abbiamo a bizzeffe, ma non è detto che sia finita qua. Il cardinale Marc Ouellet, qualche tempo fa, aveva parlato di "sorprese". Così è stato, in ultimo con "Dal Profondo del Nostro Cuore", il testo tramite cui la matrice ratzingeriana, espressa pure dal cardinal Robert Sarah, prende posizione contro l'abolizione del celibato sacerdotale, che non è nei piani di Jorge Mario Bergoglio ma in quelli di certi ambienti ecclesiastici progressisti sì. Ed è inutile nasconderlo.

Tensioni e tendenze sempre culturali che provengono da quella Germania che ratzingeriana non è mai stata, almeno non nelle sue gerarchie ecclesiastiche. Perché Benedetto XVI, se abbiamo capito qualcosa del suo modus operandi, non ha mai agito in funzione di uno "spoil system" che fosse in grado di garantire continuità alla sua impronta. E la Chiesa cattolica è evoluta, con naturalità, a prescindere dalle intenzioni del professore che ha deciso di rinunciare al soglio di Pietro.

Buona parte di questa riscoperta ruota attorno al bisogno d'identità che tutti rivendichiamo e che il dirsi ratzingeriani forse riempie. Ma Benedetto XVI non ha mai sposato le ideologie, preferendo la complessità delle ramificazioni dottrinali. Ora poi le grandi domande sono tornate d'attualità, con la pandemia che costringe tutti a questioni di senso. Nel pensiero ratzingeriano trova posto, com'è ovvio che sia, pure la parola libertà, che certo oggi viene spesso definita senza Dio. Varrà la pena ripetere che per l'emerito non esiste verità senza libertà e viceversa. E forse dalla Verità intesa alla maniera di Benedetto XVI, il mondo, in specie l'Occidente, si sta allontanando sempre più.

Esiste, però, anche tra le giovani generazioni, una sacca di resistenza ratzingeriana. Gente che non si rassegna ad un Occidente senza sacro e senza bussola. Persone che non hanno rinunciato ad una visione verticale dell'esistenza. Il bisogno di un centro per un luogo che ha perso il suo è forse la chiave migliore per comprendere come mai il ratzingerismo stia subendo un processo di valutazione. Ma non diciamo niente di nuovo. Con la medesima evidenza, però, il processo in questione è ormai consolidato.

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