Il segreto di Sparta

Una società guerriera e ancestrale, che continua ad affascinare tutto il mondo

Il segreto di Sparta

Sparta, oggi, non esiste più. Al suo posto c'è una nuova città, confusa e moderna, così diversa rispetto al suo archetipo. Di quella antica, sorta sulle sponde del fiume Eurota, restano solamente poche pietre consumate dal tempo. Non ci sono templi. Non c'è, come ad Atene, un Partenone che veglia dall'alto e che indica una via. Una strada ideale da percorrere. Non ci sono mura. Del resto, dicevano gli antichi, per difendere Sparta erano sufficienti i petti dei suoi cittadini. Eppure, a distanza di millenni si continua a parlare di questa polis avvolta dal mistero.

Ancora oggi, a scuola, i bambini ammirano quei valorosi soldati, coperti solamente da un manto cremisi, che marciavano al fronte compatti. E che magari avevano paura, ma non lo davano a vedere. Non potevano farlo perché un codice d'onore non lo permetteva ("tememmo il filo della lama e il dolore delle ferite, ma molto più di questo dolore tememmo il disprezzo dell'amico che combatte al nostro fianco, la vergogna della donna che attende il nostro ritorno e il ripudio del vecchio che un tempo lottò per noi", scrive Agatocle alla vigilia della battaglia delle Termopili). Ancora oggi, i giovani ragazzi rimangono incantati mentre ascoltano (o guardano) la storia di Leonida e dei suoi 300 spartani che si sono fatti trucidare pur di fermare l'avanzata di Serse. Non lo fanno per spirito altruistico nei confronti delle altre poleis o perché cercano la bella morte. Lo fanno per non morire da schiavi. Per vendicare un amico caduto. Per proteggere il compagno che hanno accanto. Fino alla fine.

Sparta - che anche in termini di letteratura non ha lasciato nulla, se non qualche verso bellico di Tirteo - esiste ancora oggi perché ha saputo affascinare gli uomini che l'hanno incontrata e che non hanno potuto fare a meno di raccontarla (e, a volte, di mitizzarla). È l'uomo - meglio: il suo carattere - ad essere il centro di questa polis ancestrale.

Ne L'esempio di Sparta. Storia, eredità e mito di una civiltà occidentale (Passaggio al bosco) si ripercorrono le fasi e la formazione degli spartani. Tutto iniziava con l'agoghé: a sette anni, i bambini vengono allontanati dalle proprie famiglie e sottoposti a un rigido sistema educativo volto a forgiare anima e corpo. Si tratta di una vera e propria "condotta", questa la traduzione della parola greca Un nuovo modo di vivere. Di sacrificare se stessi - e i propri legami - in nome della società. Non c'erano deroghe. L'asprezza della vita era il minimo comun denominatore delle giornate di Sparta. I neonati non potevano essere avvolti in alcun tipo di fascia: dovevano infatti imparare a resistere alle intemperie e a muoversi liberamente. Dopo esser stati abbandonati dai genitori, i giovani si radunavano in aghèlai, in "mandrie", guidate da un ragazzo più grande, che doveva essere da esempio.

Ed era questo il centro dell'educazione di Sparta. L'esempio. I più piccoli guardavano i più grandi e iniziavano a comportarsi come loro. Li imitavano nelle virtù. Un giorno, durante le olimpiadi, un anziano signore girava allo stadio in cerca di qualcuno che lo facesse sedere. Posto dopo posto, nessuno si alzava per farlo riposare. Fino a quando non arrivò al settore dedicato agli spartani. Non appena i giovani - e pure qualche uomo fatto e finito - lo videro si alzarono. Del resto, Plutarco ha scritto: "Tutti i Greci sanno ciò che è giusto fare, ma solo gli Spartani lo fanno". È la differenza tra chi pensa soltanto e chi, invece, dopo aver riflettuto agisce. È la presenza costante di un esempio da seguire. Era questo, ed è ancora oggi, il segreto di Sparta.

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