Ecco chi era il "Dracula" moldavo

Stefano III è l'eroe nazionale della Moldavia. Voivoda dal 1457 al 1504, respinse più volte i Turchi che volevano conquistare la sua terra ma fermò anche le campagne di ungheresi e polacchi

La statua di Stefano III il Grande a Chisinau, capitale della Moldavia
La statua di Stefano III il Grande a Chisinau, capitale della Moldavia

(Chisinau) Stefano III il Grande (cel Mare) è il protagonista della capitale moldava. L'elegante boulevard su cui si affacciano i palazzi delle istituzioni e che interseca le piazze principali della città prende il suo nome e inizia proprio con il grande monumento del voivoda di Moldavia che dal 1457 al 1504 governò una terra al confine tra l'Europa centro-orientale e la sfera d'influenza dell'Impero Ottomano in rapida ascesa.

Stefano mostra una croce verso il cielo in quello che è ritenuto il più importante monumento nazionale di un popolo tornato all'indipendenza nel 1991 e che nell'antico voivodato, nei suoi simboli (San Giorgio e l'uro) cerca un secondo fattore di legittimazione e unità assieme alla religione civile ereditata dall'epoca sovietica e fondata sulla celebrazione del Nove Maggio, giorno della vittoria dell'Urss sulla Germania nazista. In occasione della quale i moldavi non mancano mai di deporre fiori alla corona di Stefano. Portatore di una croce in quanto verus christianae fidei athleta ("vero campione della fede cristiana"), come fu nominato da Papa Sisto IV dopo che la Moldavia ebbe sconfitto l'Impero ottomano nel 1475 nella battaglia di Vaslui, una delle più severe disfatte subite da Mehmet II, conquistatore di Costantinopoli.

Come e forse più del suo celebre contemporaneo, il cugino Vlad III Tepes di Valacchia (Dracula) Stefano III è stato eroe indipendentista e argine all'avanzata di nemici più potenti. La sua lezione alla Moldavia odierna che ha governato per quasi mezzo secolo è quella di un'unione umana, sociale, politica capace di far fronte a nemici potenti.

Nemico, per ragioni di dispute di confine, del cugino Dracula, dopo che questi fu imprigionato da Mattia Corvino re d'Ungheria Stefano difese la Valacchia dall'espansionismo magiaro, respingendone l'offensiva nel 1467. Divenutone in seguito alleato in chiave antiturca, Stefano capì che per fermare l'espansionismo ottomano la strategia di Vlad non era errata e bisognasse, a più riprese, anticipare le mosse della Sublime Porta. Appoggiato dagli ungheresi, Ștefan aprì le ostilità con la Sublime Porta stroncando nel 1470 una scorreria dei tartari di Crimea alleati di Istanbul e nel 1471 intervenendo nel principato di Valacchia contro il voivoda Radu III, fratello minore di Vlad III, posto sul trono e vassallo di Mehmet II. Quattro anni dopo Stefano, conoscendo a menadito il terreno, con la sua armata portò l'esercito ottomano con i suoi archibugi e giannizzeri a impantanarsi nella piana di Vaslui, travolgendolo con la cavalleria. La battaglia segnò il non plus ultra per diversi decenni all'avanzata ottomana, garantì l'indipendenza della Moldavia e ne consentì la resistenza all'avanzata di Istanbul. Anche il parente e ex rivale Dracula beneficiò dei suoi successi, venendo liberato nel 1475 per guidare fino alla morte (1477) il suo principato temporaneamente de-turchizzato.

Flagello dei turchi, nel decennio successivo Stefano non lasciò loro tregua in Valacchia deponendo regolarmente ogni successore di Vlad III fedele al sultano. "Difensore della Fede" ormai conclamato, con le sue imprese si conquistò un merito militare paragonabile solo a quello di combattenti come Vlad o Scanderbeg, eroe della resistenza albanese, nel puntellare e incalzare alle sue estremità la penetrazione ottomana in Europa. Nel 1484 i turchi tornarono in Moldavia, conquistando la fortezza di Chilia e Cetatea Albǎ. Stefano III sconfisse gli invasori nella Battaglia di Cătlăbuga (16 novembre 1485) e nuovamente nella Battaglia di Șcheia nel marzo del 1486, ponendo fine alla minaccia di Istanbul.

Dopo aver a inizio regno rintuzzato l'avanzata ungherese e aver sostenuto la lotta contro i Turchi Stefano III ebbe ragione anche di una nuova, pericolosa minaccia: i polacchi. Nel regno di Giovanni I Alberto Jagellone (1492-1501) la corte di Cracovia, in via di avvicinamento al Regno di Lituania, coltivava ambizioni di egemonia in Europa orientale e mise nel mirino la Moldavia dopo aver rotto nel 1496 il proposito di una crociata comune volta a respingere verso Istanbul i turchi. 80mila polacchi si riversarono invece verso la Moldavia ma Stefano respinse nel 1497 l'assedio di Suceava e negli anni successivi impose uno scacco tattico ai polacchi, arrivando addirittura a concludere nel 1502 una tregua con Bayezid II, sultano di Istanbul, e a riscattare, per mantenerlo in vita, il Santuario del Monte Athos.

Alla sua morte nel 1504 Stefano III entrò nella storia a pieno diritto. Oggi la Moldavia si identifica nella sua vittoriosa carriera per rivendicare un posto nella storia e un passato capace di far riflettere il suo popolo che della lunga sequela di conquistatori e invasori che si sono succeduti sulle sue terre è un agglomerato: romeni, turchi, russi e via dicendo. Tutti possono trovare un fattore di identificazione, in fin dei conti, in Stefano III. Sovrano capace di far infrangere le onde della storia ai confini della Moldavia. Oggi, con la sua statua, centro vero per la capitale e la sua identità. Intento a brandire la sua croce verso il cielo, venerato come Santo dalla Chiesa ortodossa che in lui vede un simbolo di uno dei popoli che ad essa aderiscono. Per dettare la via alla Moldavia di oggi, Paese che della difesa della sua indipendenza contro ogni minaccia nell'era del grande caos ai confini orientali d'Europa fa la sua stella polare strategica.

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