Le strade dell'America ribelle viste da Hopper

Le strade dell'America ribelle viste da Hopper

A l suono dei Grateful Dead, correndo sulla Route 66, inseguendo il mito dell'America che fu. Sono ingredienti indispensabili per fare un mito e oggi più che mai, inseguiti dalla voglia del passato e dal ritorno all'età della nostra innocenza, sentiamo il bisogno di immagini cui aggrapparci per esorcizzare il senso di solitudine. Sarà anche questo uno dei motivi dello straordinario successo postumo di Dennis Hopper fotografo. Mentre in vita era conosciuto soprattutto per l'attività nel cinema -fu regista e interprete del cult movie Easy Rider , recitò in diversi ruoli da «cattivo», in Colors , L'amico americano , Speed e Velluto blu - da dopo la scomparsa è soprattutto percepito come uno straordinario fotografo i cui scatti hanno immortalato l'America in bianco e nero dei mitici anni '60. Alcune foto sono autentici pezzi di storia: Double Standard , il ritratto di Paul Newman a torso nudo e quello di Martin Luther King durante un comizio, la foto di gruppo della Pop Art con David Hockney e Andy Warhol, la coppia di biker dall'aria assorta in un bar nel lontano 1961.

La sede romana di Gagosian presenta (fino all'8 novembre) un centinaio di stampe originali degli anni '60 e '70) riunite sotto il titolo Scratching the Surface . Un appuntamento imperdibile per chi ama le atmosfere ribelli e alternative: sono foto piene di anima, dalla grana ruvida e sporca, che sanno di strada e di sudore, di musica e motori.

Dennis Hopper realizzò la maggior parte di questi lavori senza una vera ambizione artistica ma con uno sguardo acuto e corrosivo. Nato in Kansas nel 1936, si trasferisce a Taos nel New Mexico dopo aver girato Easy Rider , vi rimane fino agli anni '80 e lì sceglie di essere sepolto (è morto a Venice nel 2010). In particolare la serie Drugstore Camera risente delle atmosfere del luogo e dello spirito del tempo: usava macchinette molto rudimentali e sviluppava in laboratori improvvisati. Questo il motivo di stampe così piccole, che raccontano appunto i drugstore, gli amici, le donne, il paesaggio desertico e il sogno della California.

Se questo ciclo rappresenta il lavoro inedito, o comunque meno noto di Hopper, altre immagini sono diventate vere e proprie icone dell'America di ieri, a cominciare da Double Standard scattata nell'abitacolo di un'auto in un incrocio dove su entrambi i lati della strada c'è la stessa stazione di servizio. Nonostante fosse attratto da tutti gli ambienti eccentrici e oltraggiosi, gli Hell's Angels, gli hippies e le strade di Harlem, Hopper fu fin dall'inizio un grande appassionato d'arte e divenne presto un fine collezionista, nonché cliente del gallerista Larry Gagosian che ora lo propone. Conobbe tutti i protagonisti della Pop Art statunitense convincendoli a farsi ritrarre: Warhol, occhiali scuri e un fiore che nasconde il volto, malizioso, Rauschenberg in un'espressione beffarda, Rosenquist davanti a una propria opera. Una delle immagini più belle è quella dedicata a Wallace Berman seduto sulla sua Triumph Bonneville. O la posa straordinaria di Ed Ruscha ritratto davanti all'insegna al neon di un negozio di elettrodomestici. E poi c'è la Hollywood alternativa dei suoi attori, a cominciare da Peter Fonda, un ritratto di Jane Fonda. E quindi la televisione che trasmette il funerale del presidente Kennedy, i muri scrostati dove resistono manifesti di film e di spettacoli popolari bagnati dalla pioggia o arsi dal sole

«Questa è la storia di un uomo bambino - disse Hopper di se stesso - che decise di sviluppare i suoi cinque sensi e di vivere e di fare esperienze piuttosto che limitarsi a leggere». Un racconto che colpisce al cuore, tra nostalgia e desiderio di ribellione.

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