Il romanzo "egoista" di Sangiorgi dei Negramaro

Il tempo di un lento è il nuovo romanzo di Giuliano Sangiorgi, il leader dei Negramaro, che racconta di un amore nato tra i banchi di scuola

Il tempo di un lento: il romanzo "egoista" di Sangiorgi dei Negramaro

Nel 2017 i Negramaro pubblicarono il brano Amore che torni, canzone che faceva parte dell'omonimo album e che oggi il cantante Giuliano Sangiorgi utilizza come motivo ricorrente del suo nuovo romanzo, dal titolo Il tempo di un lento. Il libro, edito da Einaudi, è composto da tre parti che hanno il compito di raccontare la vita di un ragazzo pugliese, Luca, fino all'età adulta, attraverso sfide ed eventi che hanno influenzato il suo modo di vedere il mondo e di rapportarsi ad esso.

Il tempo di un lento si apre sullo scenario nostalgico degli anni '80: un terreno narrativo che negli ultimi anni sta spopolando in qualsiasi tipo di racconto. Dalla letteratura al cinema, passando anche per le serie tv, la decade degli anni '80 rimane ancorata a un'idea quasi utopica di benessere e serenità. Un passato dorato a cui far ritorno per sfuggire alle brutture di un presente incerto e di un futuro ancora più nebuloso. Con una mossa strategica, quindi, Giuliano Sangiorgi porta il lettore proprio al centro di questi anni così memorabili e sfruttati: Luca è un ragazzino che, a una festa di compleanno fatta di luci stroboscopiche e giochi della bottiglia, sfiora con le sue labbra quelle della compagna Maria Giulia.

Un bacio che sancisce il passaggio dall'infanzia ai primi turbamenti adolescenziali, quando si ripongono i giocattoli e si comincia a inseguire il desiderio di crescere in fretta. Il bacio tra i due protagonisti spalanca le porte a una nuova esistenza, ancorata all'amore e all'idea che l'amore vinca sopra ogni cosa. Ma i sogni di due bambini non sono fatti per fronteggiare le avversità del mondo e Luca stesso dovrà in qualche modo scendere a patti, in un lungo viaggio esistenziale, con la scoperta che le certezze di un dodicenne non sono le stesse di un uomo adulto.

Senza dubbio la parte che funziona meglio di Il tempo di un lento è proprio la prima, quella che affonda le sue radici nella cultura degli anni '80: dal Festivalbar alle canzoni di Claudio Baglioni, dai primi lenti ballati con le braccia allacciate al collo, passando per i ninnoli di un'intera generazione, come l'album delle figurine Panini o le biglie chiuse in barattoli di vetro. Un gioco che tende alla nostalgia del lettore, che facilmente può riconoscersi non solo nel mondo descritto da Giuliano Sangiorgi, ma anche nelle emozioni e nelle scoperte che Luca prova sulla sua pelle. Inoltre il cantante dei Negramaro sceglie di inserire all'interno di un romanzo che a prima vista si presenta come una "semplice" storia d'amore un evento inaspettato, che nasce proprio dalle pagine della cronaca italiana. Sangiorgi, infatti, usa la Storia per dare una svolta al suo racconto. Tra le pagine di questo sottile romanzo si trova la strage del treno di Natale, il convoglio che subì un attentato da parte della mafia il 23 dicembre 1984, quando si trovava tra Firenze e Bologna.

Tuttavia man mano che la narrazione del romanzo procede il lettore si trova coinvolto in un universo stilistico che, se da una parte dimostra il forte amore di Giuliano Sangiorgi per la città di New York, dall'altra rischia di arrotolarsi su se stesso, in una sorta di esercizio di stile. La scrittura di Sangiorgi non è mai pesante, né manca del ritmo necessario a spingere chi legge a voltare la pagine. Tuttavia, soprattutto nella parte centrale, risente di una certa rincorsa alla frase a effetto che rischia di allontanare l'attenzione dal contenuto per spostarla alla forma. Quello che invece funziona solo a tratti è la crescita e la costruzione del protagonista: se all'inizio è facile entrare in empatia con lui e tifare per il suo lieto fine, man mano che la storia avanza Luca diventa un personaggio profondamente negativo. Non basta il suo amore per la musica a salvarlo da una costruzione che lo rende egoista, immaturo, incapace di assumersi le sue responsabilità o affrontare il rimorso dei suoi sbagli. Il lettore, così, si trova a cambiare schieramento e ad essere avverso a questo protagonista viziato e capriccioso che coopera a rendere Il tempo di un lento un romanzo sì godibile e ben scritto, ma che sembra poggiarsi su presupposti troppo flebili per poter essere credibili.

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