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Toh, La Capria stronca i festival E ora chi oserà stroncare La Capria?

Toh, La Capria stronca i festival E ora chi oserà stroncare La Capria?

Occorre arrivare a novant'anni e chiamarsi Raffaele La Capria per poter dire certe cose senza essere impalati sulla pubblica piazza. Anzi: per essere addirittura ascoltati con timore reverenziale. È il privilegio del quarto livello della nota gerarchia intellettuale (dopo «brillante promessa», «solito stronzo», «venerato maestro»), quella cioè degli «antipatici intoccabili». Da antipatico intoccabile - ristrettissima élite cui appartiene insieme ad Alberto Arbasino e Pietro Citati - Raffaele La Capria ieri sul Corriere della sera ha sparato la più violenta bordata a memoria di elzeviro contro la febbre da festival culturale che da anni ammorba l'Italia. Una moda-mania devastante che, nell'ordine: genera noia, non distingue tra eventi (e libri) «buoni» e «cattivi», si basa su un pericoloso equivoco che equipara gli scrittori bestseller tanto amati dal pubblico («certe signore di mezza età che occupano il 70%dei posti») agli autori davvero importanti, e che gratifica la vanità di chi parla e di chi ascolta. «Festival e incontri - per dirla con la titolazione del pezzo di La Capria - dietro i quali si avverte una grande vuoto». Ossia: «Come svalutare la cultura mentre la si esalta».
Per chi - come molte volte ha fatto questo Giornale - ha manifestato in passato pesanti dubbi sul tanto sbandierato e altrettanto presunto «arricchimento culturale» prodotto dai vari festival (dall'intoccabile «modello» Mantova all'ultima kermesse pop-filosofica), il j'accuse di La Capria non può che suonare benvenuto. Vedremo, ora, davanti a tanta autorevolezza, chi e come tenterà la scontata difesa d'ufficio dell'industria culturale festivaliera, secondo il noto e penoso alibi: «Meglio andare a sentire uno scrittore che stare a casa a guardare la tv» (ma perché mai se chi parla è peggio, ad esempio, di una buona serie televisiva?).
Tanto più che La Capria, nel suo feroce pezzo contro «Riti, funzioni e finzioni delle kermesse estive» mette a nudo un altro nervo scoperto del carrozzone culturale italiano: il fatto cioè che gli autori invitati a parlare non siano mai pagati (a parte il viaggio e l'ospitalità). Quando c'è, e non c'è quasi mai, si tratta di un generico, e vergognosamente basso, gettone di presenza.

Chissà perché, si domanda La Capria (che speriamo, peraltro, sia invece adeguatamente ricompensato per la sua partecipazione odierna alla rassegna «Positano 2012 Mare, Sole e Cultura») «se si chiede una prestazione di qualsiasi tipo, anche a una prostituta, si pattuisce un compenso. Quando invece viene invitato uno scrittore si sorvola...»... Forse, verrebbe da rispondere, perché gli scrittori sono peggio delle puttane?

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