Torna di moda lo steampunk, quando la fantascienza è «vittoriana»

Ambientazioni poco futuribili, incursioni di personaggi storici (Dante, la regina Vittoria, Emily Dickinson), fanno la fortuna dei romanzi di Landsdale, Di Filippo e Mieville. Ottime occasioni per strenne che strizzano l'occhio agli appassionati di science-fiction e di letteratura colta

Torna di moda lo steampunk, quando la fantascienza è «vittoriana»

In fin dei conti anche Dante può essere considerato un poeta-scrittore di fantascienza. Cos'altro è la sua «Commedia» se non una visione fantastica dell'Aldilà con tanto di effetti speciali e mostri? Quindi niente di meglio che piazzare il sommo poeta come personaggio chiave di un romanzo che si indirizza principalmente ai tanti appassionati del genere ma che non disdegna di ammiccare anche verso chi vanta una cultura umanistica più profonda.
Probabilmente è questo il presupposto da cui è partito Paul Di Filippo mentre si accingeva a riempire le cartelle del manoscritto che poi è diventato uno dei suoi romanzi più seguiti: «Steampunk» (1995). Il libro si compone di tre racconti. L'ultimo dei quali ha come protagonisti Walt Whitman, Emily Dickinson e Dante Alighieri. Questo, come altri titoli di Di Filippo, è stato recentemente ripubblicato, segno del crescente interesse verso questo sotto-genere della science-fiction. L'editore Delos ha, infatti, mandato in libreria proprio la «Trilogia Steampunk» e «La principessa della giungla lineare», mentre Urania ha dedicato all'autore americano uno dei suoi ultimi numeri («Vendesi tempo, affare sicuro»). Come ha scritto Diego Gabutti su «Italia Oggi», Di Filippo prima ancora di essere un autentico scrittore è «un lettore che collega tra loro con vasta e gaia scienza le sue smodate ossessioni letterarie in una sorta di gran Merenda del Bibliotecario Matto». Ed è da questa commistione tra romanzo di genere e citazioni letterarie che è nata la fortuna dei suoi romanzi. Non che lo «steampunk» avesse bisogno (almeno nel mercato anglosassone) di essere spinto. Si tratta infatti di uno dei più vivaci settori della narrativa fantascientifica. Il nome deriva dalla parola «steam» (vapore) che è un riferimento diretto a un'epoca, quella vittoriana, dove la tecnologia stava trasformando radicalmente non solo la vita quotidiana ma anche la mentalità delle persone. Da questa ambientazione si è poi passati a stravolgimenti spazio-temporali con inserimento di personaggi storici per rendere più avvincente la lettura delle classiche storie fantascientifiche. Nel corso degli ultimi lustri il genere piuttosto che enfatizzare i temi della distopia informatica, la robotica e la nanotecnologia della narrativa cyberpunk, ha continuato a concentrarsi sulla tecnologia (autentica, teorica o cinematografica) dell'era vittoriana, con macchine a vapore, congegni meccanici e a orologeria, macchine differenziali. Si presenta dunque come il tripudio della meccanica in opposto all'elettronica cyberpunk.

Alcuni dei colleghi di Di Filippo hanno avuto un enorme successo anche da noi. Tra i titoli facilmente reperibili in libreria in questi giorni (e quindi ottimi come strenne natalizie) ricordiamo Joe Landsdale con «Londra tra le fiamme» (Fanucci), «Leviathan» di Scott Westerfeld (Einaudi) e «La città & la città» di China Mieville (Fanucci).

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