Dagli 007 l'allarme per un possibile attentato

Ogni giorno decine di allerta per attentati. La maggior parte si rivelano infondati ma il warning di mercoledì, proveniente dalla forze di sicurezza afghane e rilanciato dagli 007 italiani, si è rivelato tragicamente giusto: una "cellula ostile" pronta ad entrare in azione sulla strada dell’aeroporto, forse con un’autobomba

Dagli 007 l'allarme per un possibile attentato

Roma - A Kabul gli allarmi di attentati da tempo sono decine ogni giorno e il più delle volte si rivelano  infondati. Ma il warning di mercoledì, proveniente dalla forze di sicurezza locali e rilanciato dagli 007 italiani, si è rivelato tragicamente giusto: una "cellula ostile" composta tra 3-4 elementi pronta ad entrare in azione sulla strada dell’aeroporto, forse con un’autobomba.

I warning dell’intelligence sono uno strumento prezioso per pianificare le operazioni e stabilire il livello di allerta: il problema, appunto, è che sono numerosissimi, a volte generici e devono essere sempre verificati. Anche ieri ne sono arrivati molteplici, tutti relativi alla provincia di Kabul. Uno in particolare. In esso, secondo quanto si è appreso, si fa appunto riferimento alla possibile entrata in azione, "a breve", di una cellula composta da 3-4 elementi intenzionati a compiere azioni ai danni di strutture governative o della coalizione lungo la Airport Road, la strada che collega il centro di Kabul all’aeroporto, una delle arterie più trafficate della capitale, dove oggi sono stati uccisi i sei parà. Ma soprattutto viene citato un veicolo station wagon che potrebbe essere utilizzato per un’azione offensiva, anche suicida, contro obiettivi sensibili.

Tuttavia non era questo l’unico allarme della giornata. Sempre nell’area di Kabul, infatti, l’intelligence segnalava la presenza di una seconda cellula pronta a colpire, vicina al movimento radicale "Hezb-I-Islam"di Gulbuddin Hekmatyar, capeggiata da tre mullah e dal comandante Kader, che avrebbe pianificato di organizzate attacchi con razzi all’aeroporto di Kabul, ai posti di controllo delle forze di sicurezza afghane e contro l’Isaf con Ie’, ordigni rudimentali ma potentissimi. Una terza cellula, composta da 14 estremisti armati di tutto punto e ritenuta vicina al mullah Rahmatullah e a Kari Mustafa, sarebbe invece pronta ad attaccare obiettivi sensibili nella capitale afghana e nel distretto occidentale di Paghman.

Il generale Fabrizio Castagnetti, che proprio oggi lascia l’incarico di capo di Stato maggiore dell’Esercito, taglia corto: "Gli allarmi sono continui, arrivano ogni giorno". È quello che confermano anche da Kabul, dove aggiungono che ogni segnalazione viene riscontrata. Certo, sono questioni che rimandano immediatamente alle polemiche che sono seguite alla strage di Nassiriya, dove tre alti ufficiali sono stati messi sotto inchiesta anche per la presunta sottovalutazione dei warning. Ma il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, spiega all’ANSA che per ora lui non si occupa dell’attentato, su cui ha aperto un fascicolo la procura ordinaria che "è competente sui cosiddetti 'soggetti ostili'. E poichéè la situazione - spiega - finora è 'soggetti ostili contro militari italiani' ci limitiamo a seguire gli sviluppi".

Altra questione destinata a suscitare polemiche è quella della protezione dei Lince, i mezzi blindati che finora molte vite hanno salvato in Afghanistan. Questa volta, però, la blindatura non è bastata. Gli esperti spiegano che si tratta di mezzi dotati di difese passive adatte soprattutto a proteggersi dalle mine, quindi nella parte inferiore, e che nei confronti di un’autobomba scagliata contro il veicolo imbottita di 150 chili di esplosivo non c’è protezione che tenga. Poi c’è il problema di proteggere il mitragliere sulla "ralla", il posto più esposto: era quella la posizione che occupava il militare che si trovava sul secondo mezzo, che è morto, mentre gli altri a bordo sono rimasti feriti ma si sono salvati.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, già il 15 luglio, dopo la morte del parà Alessandro Di Lisio, aveva annunciato - contro la "crescente potenzialità offensiva degli ordigni" utilizzati dai talebani - l’arrivo di nuovi mezzi blindati, i "Freccia" e un nuovo sistema di protezione balistica per quelli presenti in Afghanistan, in pratica una nuova torretta. Tutti interventi che sono in corso di approntamento. Una richiesta di fare in fretta arriva dal generale Mauro Del Vecchio, ex comandante della missione Isaf ed ora senatore del Pd: "bisogna rivedere e migliorare - dice - la sicurezza dei mezzi".

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