Il Dalai Lama annuncia il suo ritiro Ma per la Cina è solo "un inganno"

La guida spirituale del Tibet rinuncerà al suo ruolo politico perché "è tempo di un leader eletto liberamente dal popolo". Ma per la Cina si tratta solo di un inganno nei confronti della comunità internazionale

Il Dalai Lama annuncia il suo ritiro Ma per la Cina è solo "un inganno"

Pechino - Il Dalai Lama ha annunciato la sua intenzione di dimettersi dal ruolo di guida politica dei tibetani spiegando che è ormai tempo di far posto a un successore che sia "liberamente eletto". La guida spirituale dei tibetani in esilio in India dal 1959 sta pensando a un emendamento che gli permetterebbe di dimettersi dalla sua carica politica quando il parlamento si riunirà la prossima settimana. La decisione - ha spiegato il Dalai Lama - "non deriva dalla volontà di sottrarsi alle responsabilità, ma vuole il bene dei tibetani a lungo andare". Il 75enne premio Nobel per la pace ha diffuso un messaggio per il 52mo anniversario del sollevamento popolare contro l’occupazione cinese del Tibet.

C'è bisogno di un leader eletto liberamente La decisione del leader spirituale 75enne premio Nobel per la pace non giunge del tutto inaspettata. Il 21 novembre scorso, in una intervista alla tv indiana Cnn-Ibn il Dalai Lama aveva ammesso: "Credo, sì credo che mi ritirerò entro sei mesi. Non posso essere più preciso perché ne devo parlare con il Parlamento in esilio, anche se brevemente ho già accennato ai dirigenti del movimento le mie intenzioni". Nel discorso diffuso oggi, la guida spirituale dei tibetani ricorda che "fin dagli anni ’60 ho ripetutamente sottolineato che la nostra gente ha bisogno di un leader, eletto liberamente, a cui io trasmetterò il potere". "Adesso - ha ancora detto - è venuto il momento di passare dalle parole ai fatti. In occasione della imminente 11/a sessione del 14/0 Parlamento tibetano in esilio, che comincia il 14 marzo, proporrò formalmente che si facciano i necessari emendamenti alla Carta dei tibetani in esilio che riflettano la mia decisione di restituire la mia formale autorità al leader eletto". Il Dalai Lama ha sia un ruolo religioso, essendo la guida spirituale dei tibetani, sia un ruolo politico, che è però perlopiù cerimoniale visto che formalmente è il primo ministro ad essere a capo del governo in esilio.

Per la Cina è un tranello La decisione del Dalai Lama di rinunciare al suo incarico politico di capo del governo tibetano in esilio è "un tranello" destinato a "ingannare la comunità internazionale": lo ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu. Il leader tibetano, ha detto la portavoce "usa la bandiera della religione" per coprire le sue "attività secessionistiche". Il Dalai Lama afferma di volere per il Tibet quella che definisce una "vera autonomia" e ha più volte dichiarato di aver rinunciato alla prospettiva dell’indipendenza del Tibet.

Pechino sostiene che le sue azioni non corrispondono a queste dichiarazioni e lo ha accusato di aver orchestrato le rivolte del 2008 nella quale, secondo i tibetani in esilio, sono morte 200 persone. Il leader tibetano ha respinto l’accusa. Il Dalai Lama "sta prendendo in giro il mondo e inganna la comunità internazionale», ha affermato il portavoce del ministro degli Esteri.

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