Dall’energia ai servizi pubblici il piano Pdl per aprire i mercati

Dall’energia ai servizi pubblici il piano Pdl per aprire i mercati

RomaContro-liberalizzazioni in tredici punti. Il Pdl ha messo a punto il suo piano per «aprire il mercato», alternativo e più smussato rispetto al decreto del governo che ha fatto sollevare farmacisti, tassisti e altre categorie «simbolo». Il documento che Angelino Alfano ha presentato a Monti e Passera inverte l’ordine delle priorità in materia di liberalizzazioni. Prima viene il settore energetico, e dopo, molto dopo, i taxi e le farmacie, come ultimi punti. La linea decisa da Berlusconi è che «le liberalizzazioni vanno fatte in modo serio e non contro le categorie, devono essere dei provvedimenti che servono a tutto il Paese» e «non vengano uccisi i mestieri e le professioni». Per queste categorie, occorre «ridurre le barriere all’accesso, ma senza anarchia». Perciò si parte dall’energia, con le bollette più alte d’Europa («il problema italiano è il costo dell’energia elettrica» spiega l’ex ministro Paolo Romani).
In questo campo il partito del Cavaliere propone una bozza di semplificazione delle normative, l’agevolazione per l’utente del passaggio da un operatore a un altro e infine l’ipotesi di un’autorità per l’energia elettrica e il gas così da verificare che i sistemi di remunerazione siano in linea con i valori europei. Sul versante dei trasporti, secondo per importanza nel piano del Pdl, si punta sulla separazione della rete ferroviaria da Trenitalia (oggi entrambe del gruppo Fs) per consentire più concorrenza, e poi la vendita delle grandi stazioni a nuovi investitori. Privatizzazioni anche in campo assicurativo, da due versanti diversi. Primo, «privatizzare l’Inail, che oggi non opera con criteri strettamente assicurativi» e «aprire il mercato ad altre compagnie private in concorrenza tra loro», si legge nella bozza del Pdl. Secondo, «liberalizzare il mercato delle assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, con soppressione delle norme vigenti che prevedono riserve legali a favore di soggetti pubblici o privati».
Aprire ai privati anche i servizi pubblici locali, compresa l’acqua. E intervenire sul settore bancario, finora tabù, rafforzando il divieto di cumulare incarichi in ambito finanziario. Altro intervento, tra le varie proposte, è sull’aumento delle postazioni self-service per il rifornimento del carburante. Il Pdl chiede anche di liberalizzare le Poste ma senza cancellare i 14mila uffici postali dislocati nei comuni italiani. Sulla giustizia civile si chiede di rafforzare la prevenzione del contenzioso e di «completare il progetto già avviato presso il ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari». E taxi e farmacie in rivolta? Quanto ai primi, si legge nella bozza, «al fine di efficientare il sistema e l’offerta al consumatore è necessario provvedere a una revisione che tenga conto delle differenti realtà locali».
Più articolato il capitolo farmacie. «L’apertura alla vendita delle medicine della cosiddetta fascia C anche al di fuori delle farmacie, ovvero nelle parafarmacie e nei supermercati, è un falso problema» sostengono Gasparri, Romani, Corsaro, Cicchitto, Brunetta e Romani nel loro progetto di liberalizzazione «morbida». «È nostro preciso convincimento, al contrario, che in nessun caso si debba prevedere la vendita fuori dalle farmacie di prodotti per i quali è prescritto l’obbligo di ricetta medica, al pari di quanto avviene in ogni parte del mondo con rarissime e poco autorevoli eccezioni». I pidiellini ritengono che la farmacia sia «uno degli istituti che gode del maggior credito da parte dei cittadini, è un elemento integrato nel sistema socio sanitario, è capillarmente presente sul territorio, forte delle sue 18.000 unità». Riassume Alfano: «Il governo può intervenire su taxi e farmacie se lo fa nell’ottica di un piano organico e gerarchico. Così avrebbe il nostro plauso».

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