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Escalation violenta, sinistra complice Il governo spinge: "Ora il dl sicurezza"

Il ritorno della guerriglia urbana è realtà. Tajani: "Norme contro gli estremisti"

Escalation violenta, sinistra complice Il governo spinge: "Ora il dl sicurezza"
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L'Elly pensiero è debole, ma pericoloso. Mentre i fine settimana italiani propongono, da Torino e Milano, l'inquietante ritorno a un passato da guerriglia urbana, la segretaria dem non trova di meglio che denunciare i presunti intenti liberticidi della maggioranza. "Non si usi quanto accaduto per giustificare nuove strette alle libertà democratiche, la libertà di manifestazione - ripete la Schlein - è fondamentale per una democrazia, non deve essere compromessa".

Ora risulta difficile capire di quali strette alle libertà democratiche parli la segretaria dem. Perché - come ricorda il ministro degli esteri Antonio Tajani - "le nuove norme sulla sicurezza volute dal governo" servono a difendere le forze dell'ordine aggredite dall'estrema sinistra. Norme garantire peraltro dall'"imprimatur" di un Sergio Mattarella che non può certo esser definito complice di misure autoritarie. Senza dimenticare che in tutto questo i presunti responsabili del pestaggio di un poliziotto a Torino sono già agli arresti domiciliari. E attendono l'eventuale processo (eventuale perché nel frattempo i magistrati potrebbero scagionarli) nel salotto di casa. E qui salta all'occhio il problema più inquietante. In questa escalation di violenza e garantismo giurisprudenziale ciò che è a rischio non è la libertà dei cittadini, ma la loro sicurezza. E di conseguenza la democrazia. In questa miopia della segretaria del Pd e di parte del suo partito s'intravvedono le stesse complicità, le stesse leggerezze che negli anni Settanta consentirono al partito armato delle Brigate Rosse di germinare sotto traccia. Salvo poi emergere colpendo quello stesso Pci che inizialmente ne nascose genesi e origine. Ma l'odierna collusione tra le correnti più radicali del Pd e i nipotini dei "compagni che sbagliano" è forse ancor più grave e più ingiustificata. Negli anni 70 l'emergere della violenza era coperto dalla confusione e dalla cortina fumogena sollevata da cambiamenti sociali senza precedenti. Il tutto nel contesto di una divisione del mondo in blocchi contrapposti. In quel contesto la miopia di un partito tenuto in piedi dai finanziamenti sovietici era, in fondo, una necessità. Ma dopo l'assassinio di Guido Rossa la necessità non impedì a Enrico Berlinguer di denunciare i crimini delle Brigate Rosse e far capire ai propri elettori che la morte della democrazia avrebbe messo fine allo stesso Pci. Oggi una simile miopia è assolutamente inaccettabile. Chi tenta di linciare i poliziotti non ha giustificazioni ideologiche, né coperture internazionali. E nel Paese non esiste alcun vero scontro sociale. Esiste solo la violenza di alcuni estremisti tollerata e alimentata da una sinistra incapace di fare opposizione. E in tutto questo c'è un elemento che rende l'emergere della violenza assai minaccioso. Negli anni 70 gran parte della magistratura era fedele non alle correnti o alle ideologie, ma alle leggi e agli ordinamenti costituzionali. In quegli anni chi metteva a ferro e fuoco le città andava incontro ad un processo sicuro. Oggi il livello di violenza è fortunatamente inferiore, ma chi la esercita può contare su un livello di impunità garantito da magistrati pronti - pur di opporsi al governo - a rimettere in libertà chi viola la legge. E questo persino quando è stata messa in pericolo la vita o l'incolumità di un agente di polizia.

Questa pericolosa saldatura tra un'opposizione irresponsabile, una magistratura parziale e movimenti violenti sta causando un corto circuito estremamente pericoloso, E difficilmente controllabile. Perché quando la giustizia latita e la violenza dilaga democrazia e libertà faticano a sopravvivere.

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