Il dentista strappa anche l’ultimo incubo: basta con il trapano

Thomas «Babe» Levy (Dustin Hoffman), timido ed introverso studente di storia si allena per la maratona e prepara la sua tesi di laurea sulla «tirannia» negli Stati Uniti con l’ossessione di riabilitare la memoria del padre, caduto in disgrazia e suicidatosi durante il maccartismo. Durante un allenamento al Central Park assiste ad un incendio causato da un incidente stradale in cui trova la morte l’anziano fratello del criminale di guerra Christian Szell (Laurence Olivier).
Sì, è la trama (cavata di peso da Wikipedia) de Il maratoneta, grande film di John Schlesinger del 1976. Se l’avete visto, e come tutti vi portate appresso fin da piccoli un sacro terrore del dentista, non potrete aver dimenticato la scena forse più atroce di tutto il film. Quella in cui il dottor Szell, che di mestiere aveva fatto il dentista, tortura Dustin Hoffman trapanandogli a freddo un incisivo.
Il film, e quella scena clou ci sono tornati in mente leggendo una notizia d’agenzia secondo la quale nell’arco dei prossimi 3-5 anni potremmo dire per sempre addio al trapano. Non è l’annuncio che il cancro è stato debellato, siamo d’accordo; e neppure che le malattie cardiovascolari sono state sconfitte una volta per tutte grazie a un’antica formula della medicina navajo ritrovata in una grotta dalle parti di Santa Fè.
È tuttavia una di quelle notizie che una vasta parte del genere umano aspettava con ansia dagli albori della civiltà. L’aspettavano soprattutto quelli che hanno superato il mezzo secolo di vita, e hanno avuto a che fare, da ragazzi, con strumenti e analgesici che ricordavano più le tecniche del dottor Szell che quelle dei moderni dentisti (mia figlia decenne - il lettore perdonerà l’incursione nel privato - dal dentista ci va addirittura con piacere, figuratevi).
Dice dunque la lieta novella riportata dalle agenzie che fra una manciatina di anni le carie si cureranno con lampi di gas plasma freddo che, spruzzato nella cavità malata, la ripulisce da tutti i batteri patogeni ed elimina il tessuto infetto senza danneggiare il dente. Può essere? Sembra di sì. La soluzione rivoluzionaria è stata messa a punto dall’équipe del dottor Stefan Rupf dell’università Saarland ad Amburgo. Il gas plasma consiste di una nube reattiva di particelle cariche elettricamente (radicali liberi) prodotta dall’azione di un forte campo elettromagnetico su acqua ossigenata vaporizzata.
Stando a quel che si legge sul Journal of Medical Microbiology, i lampi di plasma nel giro di pochi secondi sono in grado di ridurre di 10mila volte la concentrazione di batteri dentali.
Fino ad oggi - e per un bel pezzo ancora così sarà - non c’è stato invece che il trapano. Solo la punta del trapano, girando vorticosamente, era in grado di rimuovere la parte di dente avariata, si pensava; e già solo il rumore, quel sibilo sinistro dell’aggeggio metallico che si avvicina alla vostra bocca mentre il medico vi intima «apra grande!» è in grado di produrre quella serie di sintomi che tutti conosciamo e che qui si elencano: rigidità delle membra, salivazione azzerata, pupilla dilatata, stomaco contratto, mani sudate, chiappe strette.
Questo gas plasma, leggiamo, è in uso oggi per la sterilizzazione di strumenti chirurgici. Il plasma usato dai ricercatori tedeschi è un plasma freddo e indolore. L’équipe del dottor Rupf l’ha testato su dentina estratta da denti umani intaccati dai due principali batteri della carie, lo Streptococcus mutans e il Lactobacillus casei.
Gli esperti hanno bombardato i denti in provetta per 6, 12 o 18 secondi osservando che questo trattamento lampo bastava ad eliminare il tessuto infetto. «Grazie alla bassa temperatura si possono uccidere i microbi preservando i denti», spiega Rupf, un medico che se davvero sarà in grado di mantenere quel che promette andrà fatto santo subito.
La scoperta fa il paio con quella degli scienziati del Leeds Dental Institute, che già l’anno scorso hanno scoperto infatti una proteina che permette di riparare i buchi sulla superficie smaltata dei denti in maniera naturale, attirando i minerali che formano lo smalto nello stesso modo in cui il corpo crea i nuovi denti. Insomma, quello del dentista è un altro incubo che presto ci lasceremo alle spalle.
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