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Design

Il ticchettio del tempo si trasforma in arte pura

La “Watch Art Grand Exhibition Milano 2026”, della Maison ginevrina (fino al 18 ottobre), sintesi unica dell’Alta Orologeria

Patek Philippe

Oscar Wilde osservava: «Ho gusti semplicissimi, mi accontento solo del meglio». In queste parole si può racchiudere l’essenza della mostra itinerante di Patek Philippe, WATCH ART Grand Exhibition Milano 2026, aperta fino al 18 ottobre. Si tratta della settima edizione di un progetto espositivo aperto al pubblico e gratuito, che la Maison ginevrina ha cominciato nel 2012 a Dubai (sono seguite le città di Monaco di Baviera, Londra, New York, Singapore e Tokyo), al fine di veicolare i molteplici aspetti dell’Alta Orologeria intesa come arte purissima. Ospitata da City Oval, edificio situato nel quadrante ovest di Milano, connotato dalla sua cupola ovale alta circa 30 metri, nel quartiere CityLife, è da considerarsi, con la sua composita scenografia distribuita su 2.900 metri quadri, la più grande mostra mai organizzata da Patek Philippe. L’Italia costituisce un mercato, da sempre, centrale per la Maison, pronto a comprendere la tradizione nell’innovazione espressa dalla Casa fin dalla sua fondazione. Nei sei eventi precedenti sono stati complessivamente 225.000 i visitatori, e molto alte sono le aspettative sulla capacità di Milano di attrarre un altissimo numero di appassionati negli ambienti illuminati dall’accattivante riproduzione, nell’Atrium, del celebre Jet d’Eau, dal 1891 simbolo di Ginevra, da 9 x 4,5 metri, composto da 2.026 gocce di cristallo, centro di un’atmosfera che richiama inequivocabilmente l’aria ed il savoir-faire dei vecchi e nuovi cabinet della città di Calvino. L’avventura, iniziata nel 1839 da Antoine Norbert de Patek con Franciszek Czapek, proseguita in segreto, dopo la conclusione del contratto con quest’ultimo, dal 1 maggio 1845, con l’orologiaio francese Jean Adrien Philippe, fresco della sua rivoluzionaria invenzione della carica sans clé, e condotta, a partire dal 1932, dalla famiglia Stern (Charles e Jean Stern, titolari della fabbrica di quadranti Stern Frères), dal 2009, con Thierry, giunta alla quarta generazione alla guida dell’azienda, è raccontata attraverso 15 sale e 500 segnatempo esposti, artigiani all’opera sulle tecniche d’intarsio/guillochage/smalto cloisonné/pittura miniata/incastonatura, orologiai a disposizione per analizzare i meccanismi, ambienti per ascoltare l’acustica delle suonerie, l’affissione di gran parte degli oltre 200

brevetti ottenuti dalla Casa, oltre che la puntuale illustrazione di un percorso storico costruito su capolavori, intuizioni, costante aggiornamento della manifattura, attenzione all’universo femminile (non manca il primo orologio da polso svizzero realizzato nel 1868 per la contessa Koscowitz d’Ungheria) e sensibilità per lavanguardia tecnologica con la divisione Advanced Research. Insomma, come affermò Edward Dent, responsabile tecnico del Big Ben, durante la Great Exhibition di Londra, nel 1851, osservando lo stand Patek Philippe: «Patek, lei è il re degli orologiai». Dunque, tra i suddetti segnatempo esposti troviamo, provenienti dal Patek Philippe Museum, 35 pezzi della collezione antica (fino al 1548, comprensivi di automi, cronometri da marina e pendenti dipinti su smalto) e 49 modelli della collezione Patek (tra cui, pluricomplicati da tasca, come il Duca Di Regla del 1909, il Packard del 1927, il Graves del 1933, la prima ripetizione a 5 minuti da polso per signora del 1916, il Chronometro Gondolo su cassa tonneau del 1920, i primi cronografi da polso Patek sdoppiante e monopulsante del 1923 e 1924, il Calibro 89 con le sue 33 complicazioni). Ecco, poi, il tasca di Papa Pio IX del 1866, il crono rattrapante di Duke Ellington, il pendente della Regina Vittoria, i 152 modelli della collezione corrente, i 3 supercomplicati (tra cui lo Star Caliber 2000), le 21 versioni con suoneria (compreso il Grandmaster Chime). Luci, a seguire, sui 53 movimenti esposti su vetrine rotanti e sui 64 meccanismi collocati su pannelli interattivi. Infine, Patek Philippe ha onorato il mercato italiano, con prodotti esclusivi, in primo luogo, 7 serie limitate (un innovativo cronografo con calendario perpetuo istantaneo, tre Calatrava con quadranti che richiamano la bandiera italiana, tra ripetizione minuti e calendario perpetuo, un Aquanaut sportivo con dettagli in rosso e due Ripetizione Minuti Ora Universale con quadrante ad interpretare il centro di Milano di giorno e di notte in smalto cloisonné) e, poi, 25 pezzi d’Alto Artigianato (tasca, polso e pendolette), raffiguranti scorci dell’Italia, tra Toscana, Venezia, Costiera Amalfitana, Capri, Napoli, Sicilia e icone della nostra storia come la Cinquecento. Conclude il Presidente Thierry Stern, il quale, per l’occasione, ha voluto lanciare la nuova linea femminile Gondolo Ladies First, in riferimento alle elevate difficoltà realizzative delle succitate edizioni: «Da oltre 185 anni, Patek ha affrontato dei rischi, consapevole degli standard al top assoluto che si è sempre prefissa. Il mio obiettivo, e quello della Maison, è di produrre i più raffinati modelli artigianali al mondo e sono disposto a lavorare ed investire fino al raggiungimento del risultato pianificato. Punto».