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Difesa

Cina, prove d’assalto all’atollo conteso: la manovra che spaventa le Filippine

Pechino schiera navi anfibie e bombardieri H-6K vicino a Scarborough. Gli Usa rafforzano Manila con droni armati e nuove basi

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Sabato primo agosto, la Repubblica Popolare Cinese (Rpc) ha condotto un’esercitazione aeronavale nei pressi dell’atollo di Scarborough, in una parte del Mar Cinese Meridionale che rientra nella Zona Economica Esclusiva (Zee) delle Filippine.

Le forze cinesi comprendevano un gruppo navale anfibio e bombardieri equipaggiati per attacchi marittimi impegnati in un quella che a tutti gli effetti è sembrata una simulazione di attacco all’isola contesa.

Come sappiamo, Pechino rivendica la sovranità sulla quasi totalità del Mar Cinese Meridionale secondo un principio del tutto arbitrario comunemente noto “Nine Dash Line”, o Linea dei Nove Tratti. L’annosa contesa territoriale riguarda tutti gli Stati rivieraschi, ma è con le Filippine che negli ultimi anni la Cina ha alzato il livello dello scontro, arrivando a schierare navi della Guardia Costiera e da guerra per sostenere il suo presunto diritto di sovranità su quelle acque e su alcuni atolli – tra cui Second Thomas Shoal e Sabina – che però distano solo circa 120 miglia nautiche dalla costa filippina, e pertanto, secondo il diritto internazionale marittimo, rientrano nella Zee di Manila.

Una forza da assalto anfibio per impressionare Manila

Il comunicato stampa del Comando del Teatro Meridionale cinese mostra una formazione navale composta da unità da guerra più avanzate della Plan (People’s Liberation Army Navy) che navigavano vicino a Scarborough.

La forza comprendeva un cacciatorpediniere lanciamissili di classe Type 052D, una nave da sbarco di classe Type 071, una fregata di classe Type 054A e una corvetta di classe Type 056A. Sono stati mostrati anche i mezzi da sbarco imbarcati sulla Type 071 e il relativo reparto aereo, che includeva il nuovo elicottero Z-20. Come accennato, la Rpc ha fatto decollare almeno due bombardieri H-6K equipaggiati con missili da crociera antinave supersonici di tipo YJ-12.

L’aeronautica militare cinese (Plaaf – People’s Liberation Army Air Force) schiera regolarmente questi aerei d’attacco a lungo raggio in coppia in risposta alle attività di cooperazione marittima a guida filippina che coinvolgono Stati Uniti e alleati, per dimostrare le loro capacità di colpire le navi avversarie. Un aereo AWACS KJ-500 è stato inoltre messo in evidenza dai media che hanno seguito le esercitazioni.

La dimostrazione di forza militare cinese di sabato ha fatto seguito a un’altra esercitazione intorno all’atollo di Scarborough, che ha coinvolto la più recente classe di fregate lanciamissili e aerei da combattimento leggeri della Plan.

Una “nuova normalità” anormale

Il dispiegamento di forze cinese al largo di Luzon, la maggiore isola dell’arcipelago filippino, rappresenta la nuova normalità che si è consolidata in risposta agli sforzi di Manila di contrastare le pretese di Pechino su quel tratto del Mar Cinese Meridionale.

L’attività cinese, nel corso degli anni, si è fatta lentamente ma costantemente sempre più aggressiva, e soprattutto si stanno osservando azioni altamente preoccupanti dal punto di vista giuridico, come la dichiarazione unilaterale di “riserva marina” intorno a Scarborough e l’utilizzo di navi della Guardia Costiera per ufficialmente proteggere i diritti di pesca cinesi. Questo particolare tipo di azioni è finalizzato a dare una base legale per le proprie rivendicazioni e trasformare un atto unilaterale e proditorio in una condizione normalmente e universalmente accettata.

Data la disparità di forze tra Rpc e Filippine, Washington sta cercando di fornire a Manila la capacità di contrastare la grande flotta di Pechino con droni d’attacco unidirezionali e navi di superficie senza equipaggio.

L’iniziativa, denominata Programma di Capacità Asimmetriche, prevede il trasferimento di droni armati e capacità letali alle Forze Armate delle Filippine entro il 2027. Soprattutto, gli Stati Uniti stanno aumentando la loro presenza in quel quadrante con maggiore attività addestrativa per rafforzare il coordinamento con Manila e altri alleati regionali ed extra-regionali che sostengono il diritto internazionale marittimo.

Gli Usa, su richiesta filippina, hanno anche aumentato la loro presenza sul territorio dell’arcipelago aprendo nuove basi in forza del trattato di mutua difesa che intercorre tra le due nazioni sin dal 1951.

Le manovre militari cinesi dello scorso fine settimana sono le prime che Pechino svolge in quella parte del Mar Cinese Meridionale che vedono la presenza di unità da assalto anfibio, dimostrando ancora una volta che Pechino è disposta a prendere in considerazione ogni tipo di azione per raggiungere i propri obiettivi strategici, indipendentemente dal diritto internazionale. Diritto che è stato già infranto da Pechino quando ha occupato illegalmente altre isole in quello specchio marittimo costruendo infrastrutture portuali e aeroportuali di uso duplice ma con un chiaro obiettivo militare.

Questa esercitazione di assalto anfibio ricorda molto altre che la Rpc ha messo in atto per simulare uno sbarco a Taiwan, sebbene, ovviamente, in scala minore. L’aumento di questo tipo di attività di Pechino nel Mar Cinese Meridionale non è da sottovalutare in un momento in cui ci sono due conflitti che stanno assorbendo le risorse – e l’attenzione – degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

La Rpc, con queste manovre, ha ancora una volta alzato di poco l’asticella dello scontro diplomatico pur restando al di sotto della soglia di un conflitto diretto, in una modalità ormai ben nota cominciata circa venti anni fa. Il rischio peggiore è l’inazione della comunità internazionale in un teatro che, proprio per via di questa modalità cinese, si crede essere sotto controllo, nonostante gli allarmi lanciati dagli alleati regionali degli Stati Uniti come il Giappone o le stesse Filippine.

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