Se nel febbraio 2024 Zelensky decise di rimuovere Valerii Zaluzhnyi dal comando delle Forze armate, inviandolo poi come ambasciatore a Londra anche per neutralizzare un rivale la cui popolarità rischiava di trasformarsi in un problema politico, il cambio della guardia tra Oleksandr Syrskyi e Mykhailo Drapatyi (nella foto) nasce da una combinazione diversa di fattori. I risultati sul terreno giudicati insufficienti rispetto alle aspettative e la tensione interna provocata dalla gestione della mobilitazione, con i video degli arruolamenti forzati che hanno alimentato proteste nelle città ucraine. È in questo contesto che Zelensky ha deciso di azzerare nuovamente i vertici militari, completando un riassetto per ricompattare il fronte interno mentre la guerra entra in una fase più tecnologica e diplomatica, con una visita a Trump a breve.
Drapatyi è uno degli ufficiali simbolo della nuova generazione dell’esercito ucraino. Protagonista della liberazione di Mariupol nel 2014, ha guidato la difesa di Kryvyi Rih e le operazioni nella regione di Kherson. Vice capo di Stato maggiore dal 2024 e comandante delle Forze Congiunte nel 2025, si è imposto come sostenitore di una guerra sempre più basata sull’integrazione dei droni e dell’innovazione tecnologica. La sua nomina rappresenta un segnale di continuità con la linea dell’ex ministro della Difesa Fedorov, che Drapatyi aveva difeso durante la recente crisi politica. Al suo fianco ci sarà il generale Ihor Skibiuk, nuovo capo di Stato maggiore ed ex comandante delle Forze d’Assalto Aviotrasportate. I due hanno combattuto insieme nella liberazione della regione di Kherson e Drapatyi lo considera un comandante affidabile nelle situazioni più difficili.
Syrskyi se ne va rivendicando la liberazione di circa 700 kmq di territorio e sostenendo di affidare a Drapatyi un esercito capace di avanzare. Mosca ha invece minimizzato il cambio ai vertici, assicurando che l’offensiva russa continuerà senza essere influenzata dalla nuova leadership. Il siluramento di Syrsky non è bastato a placare il malcontento popolare. I promotori delle proteste, guidati da Koziatynsky, hanno annunciato una nuova grande manifestazione per domani, con l’obiettivo di aumentare la pressione sul governo e chiedere il reintegro di Fedorov.
Sul piano diplomatico, Lavrov ha annunciato un incontro con Marco Rubio per discutere le prospettive di pace indicate da Trump, ribadendo che Mosca considera ancora valide le proposte emerse ad Anchorage.
Zelensky ha avuto una conversazione telefonica con gli emissari americani Witkoff e Kushner per valutare nuove iniziative diplomatiche, possibili scenari di cessate il fuoco e un riavvicinamento tra le parti. Il presidente ucraino, che è apparso ottimista, e che potrebbe volare a Washington a giorni, ha discusso con rappresentanti Nato e Usa il rafforzamento della difesa aerea, l’aumento dei Patriot, la produzione di intercettori e la cooperazione sui droni. L’Ue da parte sua ha dato il via libera alla partecipazione del Regno Unito al prestito da 90 miliardi destinato a sostenere Kiev fino al 2027.
Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che la nomina di Drapatyi «non credo che porterà ad alcun cambiamento al fronte». La Russia ha colpito 15 insediamenti a Kharkiv e Zaporizhzhia, provocando 4 morti. Mosca ha attaccato infrastrutture portuali e due navi nei porti di Odessa e Chornomorsk, oltre a una batteria missilistica Neptune. Droni ucraini hanno danneggiato due grandi centri logistici della Wildberries, l’Amazon russo, a Krasnodar e Stavropol, con 8 morti e incendi nei magazzini. Il generale Usa John Daniel Cain dichiara che l’8 luglio un F-16 ucraino ha abbattuto, per la prima volta in una battaglia aerea, un caccia russo Su-35.
