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Difesa

Il Pentagono accelera sulle armi a lungo raggio “low cost”

Con il programma G-BAM gli Stati Uniti puntano su sistemi d’attacco terrestri a basso costo, autonomi e resistenti alla guerra elettronica, spingendo così sullo sviluppo e sulla produzione industriale

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L’evoluzione degli scenari operativi ad alta intensità sta spingendo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti a ridefinire il proprio modello di acquisizione degli armamenti. Accanto ai sistemi d’arma di elevata complessità tecnologica e di costo unitario particolarmente elevato, Washington intende sviluppare una nuova categoria di capacità offensive caratterizzate da sostenibilità economica, rapida produzione industriale e impiego su vasta scala. In tale contesto s’inserisce il programma Ground-Based Affordable Mass (G-BAM), promosso dalla Defense Innovation Unit (DIU), con l’obiettivo d’individuare sistemi terrestri a lungo raggio in grado d’incrementare il volume di fuoco disponibile mantenendo un favorevole rapporto tra efficacia operativa e costi di produzione.

Cosa sappiamo

Per accelerare l’introduzione delle nuove capacità, la Defense Innovation Unit ha lanciato il G-BAM Challenge, una competizione rivolta alle aziende del settore difesa e alle realtà tecnologiche innovative. I partecipanti sono chiamati a presentare una proposta tecnica attraverso un white paper o una documentazione progettuale, mentre le soluzioni ritenute maggiormente rispondenti ai requisiti accederanno a una seconda fase comprendente dimostrazioni di volo presso un poligono governativo.

Secondo quanto previsto dalla documentazione ufficiale, i progetti selezionati riceveranno un premio iniziale di 250.000 dollari, mentre le proposte con il maggiore livello di maturità tecnologica potranno ottenere finanziamenti fino a 5 milioni di dollari per la consegna di lotti sperimentali destinati alle unità operative. La Defense Innovation Unit ha inoltre comunicato che il governo statunitense ha previsto risorse complessive fino a 250 milioni di dollari per sostenere premi, attività dimostrative, prototipazione, contratti di produzione successivi e strumenti di transizione industriale.

La pianificazione temporale costituisce uno degli elementi distintivi dell’iniziativa. Il Pentagono richiede infatti sistemi sufficientemente maturi da essere dimostrati entro 60-90 giorni dall’avvio del programma, con certificazione e avvio della produzione su larga scala entro un intervallo compreso tra 12 e 18 mesi, riducendo sensibilmente i tradizionali tempi di acquisizione dei programmi militari.

Requisiti e innovazione tecnologica nella competizione strategica

La documentazione della Defense Innovation Unit non definisce preventivamente la configurazione della piattaforma, che potrebbe assumere la forma di un missile oppure di un sistema aereo senza equipaggio. Il programma risulta comunque coerente con il mandato del Direct Reporting Portfolio Manager for Unmanned Systems (DRPM-UxS), incaricato di favorire l’introduzione di capacità autonome a basso costo e ad elevata producibilità.

Tra i requisiti figurano una gittata minima di 600 miglia nautiche (circa 1.110 chilometri), un carico utile non inferiore a 35 libbre (circa 16 chilogrammi) con valore obiettivo di 100 libbre (circa 45 chilogrammi) e sistemi avanzati di riconoscimento automatico del bersaglio associati a guida terminale autonoma.

Particolare rilievo assume la resilienza nei confronti della guerra elettronica. Le piattaforme dovranno essere in grado di operare anche in presenza di disturbo intenzionale delle comunicazioni o in assenza del segnale GPS/GNSS, mediante l’impiego di sistemi alternativi o ridondanti di Position, Navigation and Timing (PNT), idonei a garantire continuità della navigazione anche in ambienti marittimi o caratterizzati da limitati riferimenti geografici.

Ulteriori prescrizioni riguardano la riduzione dell’impronta logistica. Il Pentagono privilegia sistemi compatibili con dispositivi di lancio non proprietari, modalità d’impiego a bassa osservabilità e procedure semplificate di addestramento e manutenzione. Le imprese partecipanti dovranno inoltre dimostrare una capacità produttiva già disponibile oppure un piano industriale credibile in grado di raggiungere una produzione superiore a 100 sistemi al mese. Sul piano economico, il Dipartimento della Difesa fissa un costo industriale obiettivo inferiore a 250.000 dollari per ciascun sistema prodotto a regime e un parametro di cost-per-effect inferiore a 500.000 dollari.

La trasformazione della base industriale della difesa statunitense

L’iniziativa G-BAM rappresenta uno dei più recenti strumenti attraverso cui il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta ridefinendo la propria base industriale della difesa, privilegiando lo sviluppo di armamenti disponibili in grandi quantità e rapidamente producibili. Tale impostazione mira a rafforzare la capacità di sostenere operazioni prolungate attraverso un equilibrio tra prestazioni operative, tempi di consegna e sostenibilità economica.

In parallelo proseguono altri programmi dedicati allo sviluppo di sistemi d’attacco a lungo raggio a costo contenuto. Tra questi figurano il Family of Affordable Mass Missiles (FAMM-BAR), destinato allo sviluppo di missili da crociera impiegabili anche da aeromobili da trasporto, e il progetto Low-Cost Containerized Missiles, orientato allo studio di sistemi missilistici containerizzati concepiti per favorire la produzione in grandi volumi e il rapido dispiegamento.

Nel loro insieme, queste iniziative testimoniano l’evoluzione della pianificazione militare statunitense verso un modello basato sulla disponibilità di capacità offensive scalabili, caratterizzate da elevata producibilità industriale, riduzione dei costi unitari e maggiore resilienza della filiera produttiva, elementi considerati strategici nei moderni scenari di competizione tra grandi potenze.

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