Un poster per descrivere come si presenta un soldato iraniano. È questa l’ultima iniziativa dell’esercito americano che arriva negli stessi giorni in cui la stampa Usa rivela i nuovi piani militari del Pentagono contro Teheran in attesa del via libera di Donald Trump. Che intanto, dopo aver approvato l’invio nella regione mediorientale di una terza portaerei, prende tempo affermando che il conflitto con i pasdaran è rimandato al dopo elezioni di metà mandato del 3 novembre. Una rassicurazione, se così si può dire, che non convince sino in fondo e che potrebbe fare parte di una strategia volta a rendere più fitta la “nebbia di guerra” e confondere il nemico.
La pubblicazione da parte dell’Us Army di una scheda che permetta il riconoscimento di un soldato iraniano (differente da un militare in forze alle Guardie Rivoluzionarie) sembra dunque assumere un significato ben preciso smorzando le speranze residue di una risoluzione diplomatica del confronto tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica. Come scrive il sito specializzato Military Times che ne ha dato notizia, il fatto che l’esercito americano rilasci una guida per il riconoscimento rapido dei soldati del regime degli ayatollah non significa che Washington invaderà l’Iran. Con il “disrupter in chief” alla Casa Bianca, sicuramente al corrente dell’elevato rischio di un’operazione su suolo iraniano, nessuna ipotesi è però davvero fuori dal tavolo.
La guida dell’Us Army è stata pubblicata il 24 settembre e mostra un soldato dell’Artesh, come è noto l’esercito dell’Iran, composto da 350mila militari. Il soldato raffigurato nel poster, che presenta un mix di equipaggiamento sovietico, occidentale e iraniano, indossa il berretto verde delle forze speciali della Repubblica Islamica e imbraccia un fucile AKM, Masaf-2 o Heckler & Koch G3A6. L’immagine mostra cinque diverse uniformi mimetiche oltre a tre modelli mimetici per forze speciali. C’è da precisare che schede simili sono state realizzate anche per soldati russi e cinesi.
Come anticipato, il poster in questione non si concentra sulle Guardie Rivoluzionarie, le quali nutrono un certo grado di diffidenza rispetto alle forze regolari e, non a caso, controllano i principali sistemi bellici del Paese. Numerose sono oltretutto le segnalazioni di basso morale e condizioni difficili tra i membri di Artesh. Secondo un saggio del 2022 dell’Atlantic Council ricordato dal Military Times, un coscritto ha affermato che la maggior parte dei soldati svolge lavori umili invece di essere addestrato al combattimento.
Intanto, il livello di allerta massimo per una possibile ripresa del conflitto tra Washington e Teheran è confermato dalle indiscrezioni pubblicate da Bloomberg. Stando a quanto rivelato da funzionari occidentali all’agenzia di informazione, il regime teocratico è riuscito a preservare le sue fabbriche di missili e di droni nonostante i bombardamenti di Stati Uniti e Israele. Le fonti di Bloomberg sottolineano che la Repubblica Islamica è ancora ben rifornita di missili balistici e di alcune armi antinave e può rapidamente aggiungerne altre. Un funzionario consultato da Bloomberg ha dichiarato inoltre che anche la Russia sta fornendo missili all’Iran.
Secondo le valutazioni delle gole profonde, Teheran possiede ancora una potenza di fuoco “sufficiente” per reagire all’eventuale ripresa delle ostilità da parte di Washington. Il regime, in difficoltà sul fronte economico, potrebbe poi intensificare la guerra asimmetrica cercando di infliggere il maggior danno possibile al suo avversario.
