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Difesa

La lista nera del Cremlino: Mosca prepara attentati contro i vertici dell’industria bellica europea

L’allarme di cinque intelligence occidentali: la Russia intensifica i piani per assassinare manager e dirigenti delle aziende che armano Kiev

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Non più soltanto fabbriche di armamenti, infrastrutture strategiche, reti ferroviarie o sistemi informatici. Adesso, nel mirino della guerra ibrida che la Russia starebbe conducendo contro l’Europa, ci sarebbero direttamente le persone: amministratori delegati, dirigenti industriali, responsabili della produzione militare e figure chiave delle aziende che contribuiscono ad alimentare lo sforzo bellico ucraino. Una campagna di intimidazione e potenziali omicidi mirati che, secondo le valutazioni dei servizi di intelligence occidentali, segnerebbe un ulteriore salto di qualità nelle operazioni attribuite al Cremlino sul territorio europeo.

A sollevare l’allarme è il Financial Times, che in un’inchiesta pubblicata oggi ha raccolto le testimonianze di funzionari appartenenti a cinque differenti agenzie di intelligence europee. Il quadro che emerge è quello di una minaccia in progressiva espansione, nella quale gli assassinii di obiettivi civili, un tempo considerati particolarmente rischiosi persino dagli apparati di spionaggio russi, starebbero acquisendo un ruolo sempre più rilevante. I responsabili delle grandi industrie della difesa, ma anche i dirigenti delle imprese più piccole specializzate nella produzione di droni e componentistica militare, sarebbero diventati potenziali bersagli.

Secondo le ricostruzioni del quotidiano, il principale apparato coinvolto nella pianificazione sarebbe il GRU, il servizio di intelligence militare russo, al quale verrebbero attribuite le attività clandestine più aggressive contro gli obiettivi occidentali. Nel linguaggio dei servizi russi, gli omicidi mirati sono tradizionalmente indicati con l’espressione wet work, letteralmente “lavoro bagnato”, un riferimento alle operazioni che comportano spargimento di sangue.

Le fonti di intelligence citate dal quotidiano britannico hanno riferito che alcuni piani sarebbero già stati scoperti e neutralizzati. In altri casi, le autorità avrebbero individuato comportamenti sospetti, comprese attività di sorveglianza delle abitudini personali dei potenziali bersagli, non soltanto nei luoghi di lavoro ma anche nelle vicinanze delle loro abitazioni. Secondo una delle fonti ascoltate dal FT, l’obiettivo principale sarebbe proprio quello della deterrenza psicologica. Indurre i dirigenti a sentirsi vulnerabili, a modificare le proprie abitudini e a valutare con maggiore cautela le conseguenze di un rapporto commerciale con l’Ucraina.

Il caso che più di ogni altro ha contribuito a cambiare la percezione della minaccia risale al 2024 e riguarda Armin Papperger, amministratore delegato del gruppo tedesco Rheinmetall, uno dei maggiori produttori europei di armamenti e munizioni. Quell’anno, i servizi di intelligence statunitensi individuarono un presunto piano russo per assassinarlo. Washington avvertì le autorità tedesche, che adottarono misure di protezione per impedire la realizzazione dell’attentato. Papperger rappresentava un bersaglio particolarmente significativo. Rheinmetall era diventata uno dei protagonisti del rafforzamento dell’industria militare europea dopo l’invasione russa dell’Ucraina, aumentando il proprio coinvolgimento nella produzione di munizioni e sistemi d’arma destinati anche alle forze ucraine.

Un episodio verificatosi in Svezia durante l’estate scorsa mostra quanto sia diventato delicato distinguere una minaccia concreta da un comportamento semplicemente sospetto. Ad agosto, due cittadini russi furono fermati dopo essersi accampati nei pressi di una proprietà utilizzata da Micael Johansson, amministratore delegato di Saab, il gruppo svedese attivo nella produzione di sistemi d’arma e velivoli militari, tra cui i caccia Gripen. I due furono interrogati dalle autorità svedesi e successivamente rilasciati. Sostennero di essere dissidenti contrari a Vladimir Putin e residenti in Spagna.

L’allarme sugli omicidi mirati arriva a pochi giorni da un’altra denuncia particolarmente significativa, questa volta proveniente dalla Danimarca. Il 7 ottobre, durante una conferenza sulla sicurezza interna a Copenaghen, un funzionario del Politiets Efterretningstjeneste (PET), il servizio di intelligence e sicurezza danese, ha dichiarato che la Russia avrebbe tentato operazioni di sabotaggio contro aziende nazionali impegnate nelle forniture militari all’Ucraina.

Le autorità danesi hanno inoltre denunciato il ricorso a intermediari reclutati attraverso Telegram e altre piattaforme digitali. Si tratterebbe di persone in condizioni di vulnerabilità economica e sociale, comprese persone senza dimora o con problemi di dipendenza, che possono essere avvicinate per svolgere incarichi apparentemente marginali, come fotografare installazioni o raccogliere informazioni. Successivamente, le richieste possono diventare più impegnative e trasformarsi in vere attività di sabotaggio.

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