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Gli Usa muovono i droni Black Hawk: cosa succede nel Mar Cinese Meridionale

Gli Usa trasformano i Black Hawk in droni autonomi per rafforzare la presenza militare e contrastare la Cina nello Stretto di Taiwan

Gli Usa muovono i droni Black Hawk: cosa succede nel Mar Cinese Meridionale
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Gli Stati Uniti hanno avviato la trasformazione dei loro elicotteri Black Hawk in droni completamente autonomi, una mossa che gli esperti di difesa definiscono cruciale in caso di tensioni con Pechino nello Stretto di Taiwan. In base a quanto riportano i media asiatici, il nuovo S-70UAS, soprannominato U-Hawk, è un elicottero senza cabina di pilotaggio, in grado di trasportare fino a 10.000 libbre di carico, inclusi un pod HIMARS o due missili da attacco navale. Questa evoluzione tecnologica consente missioni di rifornimento in aree ad alto rischio e operazioni tattiche senza mettere a rischio piloti umani. Secondo Frank Crisafulli, direttore globale di Sikorsky e ex pilota dei Marines, la crescente domanda di U-Hawk nella regione Asia-Pacifico è strettamente legata a considerazioni geopolitiche e alla percezione delle minacce nella zona, soprattutto alla luce dell’espansione delle capacità di droni della Cina.

La mossa degli Usa

Il contesto regionale evidenzia una corsa parallela tra Washington e Pechino nell’adozione di sistemi aerei senza equipaggio. Anche l’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) sta convertendo aerei obsoleti in droni, con presentazioni successive a quelle statunitensi. Lo scorso anno, ad esempio, durante l’Airshow di Changchun, la Cina ha mostrato un drone da combattimento derivato dal vecchio J-6 degli anni ’50, progettato per guerre di logoramento e operazioni in sciami.

Timothy Heath del Rand Corporation sottolinea come i droni convertiti offrano vantaggi strategici, tra cui maggiore autonomia e capacità di operare su vaste aree, senza vincoli umani, rendendoli strumenti ideali per operazioni a lungo raggio nel Pacifico. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, che ha dedicato ampia copertura al tema, questa tendenza ha spinto gli alleati statunitensi, inclusi Giappone, Corea del Sud e Taiwan, a intensificare la cooperazione militare con Washington nella produzione e nell’impiego di sistemi senza pilota.

Droni speciali

La scelta dei droni U-Hawk riflette una strategia mirata a garantire operazioni più sicure ed efficaci in un ambiente marittimo sempre più complesso, come lo Stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale. Liselotte Odgaard dell’Hudson Institute osserva che la rapida espansione delle capacità droni della Cina costringe gli Stati asiatici a rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti per mantenere un vantaggio operativo.

I droni possono essere impiegati in missioni di ricognizione, attacco aereo o anti-sottomarino in scenari pericolosi, dove i tradizionali elicotteri con equipaggio sarebbero vulnerabili. Heath aggiunge che i sistemi senza pilota, lanciati da basi alleate, potrebbero giocare un ruolo critico nel disturbare le operazioni del PLA, permettendo alle forze statunitensi di mantenere la superiorità nello Stretto di Taiwan.

Come sottolinea ancora il SCMP, la rimozione della cabina di pilotaggio aumenta lo spazio di carico del 25%, permettendo di trasportare più munizioni o rifornimenti, un vantaggio logistico che potrebbe rivelarsi decisivo in eventuali scenari di confronto con Pechino.

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