Se la 1ª Divisione di Cavalleria dell’US Army è pronta a ricevere nuovi mezzi corazzati, è segno che al Pentagono, dopo aver studiato e analizzato attentamente il campo di battaglia ucraino, qualcuno vuole ancora scommettere sui carri armati come piattaforma da combattimento sostanziale per le forze terrestri, anche nei conflitti del futuro.
Il conflitto tra Russia e Ucraina ha dimostrato che le estenuanti guerre terrestri del secolo scorso, dove i carri armati hanno rivoluzionato e dominato il primo dominio, sono ancora un mezzo attuale e necessario nel XXI secolo, tanto quanto lo sono i droni, che sono diventati, più dei più sofisticati missili anticarro, i "predatori all'apice della catena alimentare" nel campo di battaglia; ed è per questo che la “Prima Squadra”, una delle più grandi, famose e decorate divisioni dell’Esercito degli Stati Uniti, riceverà i nuovi veicoli da combattimento meccanizzati per la fanteria XM30, per sostituire il veicolo da combattimento per la fanteria M2 Bradley, e i Main Battle Tank della serie Abrams, gli M1E3, veicoli corazzati di una nuova generazione che sono il risultato della ricerca e dello sviluppo che mirano a contrastare le nuove minacce, delineando la nuova dimensione e tattica della guerra corazzata contemporanea.
Secondo quanto riportato da Axios, l’Esercito statunitense sta accelerando lo sviluppo della nuova generazione di mezzi corazzati, nel tentativo di adattare la componente pesante alle lezioni emerse dalla guerra in Ucraina. Ad esprimere questa prospettiva è stato il generale Thomas Feltey, comandante della 1ª Divisione di Cavalleria, che ha spiegato come non sia il momento di decretare la fine del carro armato, bensì di ridefinire il ruolo dei mezzi corazzati sui campi di battaglia moderni, specialmente nella loro capacità di attraversare la “terra di nessuno” che separa linee fortificate e zone ad alta letalità. È in questa ottica che gli alti papaveri di Washington hanno deciso di puntare sui programmi XM30 per garantire, già nel 2027, maggiore mobilità e un salto tecnologico significativo.
I nuovi modelli del carro Abrams e i veicoli corazzati per il trasporto della fanteria non rappresentano "miglioramenti incrementali", ma "un importante passo avanti in termini di tecnologia", ha dichiarato il comandante della 1ª Divisione di Cavalleria, che si fregia ancora dell’insegna con lo scudo giallo con la testa di cavallo e la banda nera.
La nuova generazione di carri armati Abrams, in particolare, integrerà la propulsione ibrida per la sorveglianza silenziosa, sensori modulari contro droni e minacce emergenti, oltre a un caricatore automatico che migliorerà l’efficienza e ridurrà l’equipaggio necessario. Il nuovo carro armato M1E3, che manterrà il nome Abrams, avrà una "mobilità migliorata" grazie a un peso ridotto di 10 tonnellate, una criticità che è stata riscontrata sul campo di battaglia ucraino, sia da parte russa sia da parte ucraina: proprio la difficoltà riscontrata sui terreni fangosi per i “super tank”, come il T-14 Armata, ricorda le criticità riscontrate dai leggendari Panzer Tiger tedeschi, e affiderà la propulsione a un motore ibrido elettrico-diesel che promette di essere il 50% più efficiente in termini di consumo di carburante rispetto ai sistemi di propulsione precedenti. Gli equipaggi dovrebbero poter contare, inoltre, su nuovi sistemi digitali che consentirebbero di vedere più lontano sul campo di battaglia, individuare prima le minacce e identificare i bersagli, anche attraverso un sistema di intelligenza artificiale di bordo.
L’obiettivo dell’Esercito, che è anche logistico, è proprio quello di dimezzare consumi e manutenzione, due delle principali vulnerabilità delle unità corazzate. Il conflitto in Europa orientale, segnato dall’uso massiccio di droni, munizioni economiche e fortificazioni estese, ha spinto infatti verso una revisione più ampia di dottrine, addestramento e procurement. Non a caso, osserva Feltey, nonostante oltre un milione di perdite tra i fanti negli ultimi quattro anni, nessuno considera la fanteria obsoleta: lo stesso ragionamento varrebbe per i carri armati, chiamati a evolversi più che a scomparire. A differenza delle micidiali e strette distese di pochi chilometri che dividevano gli schieramenti, protetti dalle trincee della Prima Guerra Mondiale, la versione di “terra di nessuno” del XXI secolo può raggiungere i 24 chilometri di larghezza, ha spiegato il generale Feltey, e in questo spazio di contatto gli avversari, grazie alle moderne tecnologie di osservazione e rilevamento, come i droni, rendono difficile l’avanzamento, destinando a morte certa gli equipaggi delle avanguardie.
"Non è solo una terra senza carri armati. È una terra senza niente. I carri armati sono vulnerabili, ma lo è anche la fanteria. Voglio dire, ci sono state oltre un milione di vittime tra i fanti negli ultimi quattro anni e nessuno dice ancora che la fanteria sia obsoleta", ha affermato Feltey. "Il problema che stiamo cercando di risolvere è: come possiamo ripristinare la mobilità delle brigate corazzate? Come possiamo rimanere all'offensiva? Come possiamo mantenere un ritmo elevato in modo da non dare al nemico alcuna possibilità?".
Se la risposta saranno i nuovi mezzi assegnati all’US Army ce lo dirà il tempo, se mai verranno impiegati in battaglia. Certo è che, se continuerà il conflitto ucraino, i mezzi che andranno a rimpiazzare gli M2 Bradley e gli M1 Abrams potrebbero essere inviati ai confini dell’Europa per infoltire le fila di Kiev.