Dovrà essere smantellato l’amianto nel Terminal 5

Doveva rappresentare il fiore all’occhiello dell’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino e invece oggi si scopre che una buona parte della copertura del Terminal 5, per intenderci quello dedicato ai cosiddetti voli «sensibili» diretti negli Stati Uniti e in Israele, è in amianto.
Proprio così. Stiamo parlando del tetto di una struttura nuova di zecca inaugurata il 3 maggio 2008 e costata 12 milioni di euro, su cui poggiano su una superficie di almeno 500 metri quadrati decine di lastroni di eternit. Si tratto dello stesso materiale che, per la sua duttilità e la sua economicità, nei decenni passati veniva utilizzato in abbondanza nell’edilizia. Nelle vecchie case, infatti, l’amianto si trova soprattutto nei tetti costruiti con lastre di eternit o di cemento-amianto, nelle canne fumarie in eternit, nelle cisterne di raccolta dell’acqua poste negli scantinati a servizio delle autoclavi. Poi si è scoperto che la lavorazione di questo materiale comportava gravi rischi per la salute perché le sue minuscole fibre, se inalate, potevano far venire il cancro al polmone o asbestosi.
A dispetto di tutto ciò, invece, nel moderno e avveniristico scalo romano, dopo la fase di la progettazione e direzione lavori del T5, affidata ad AdR Engineering, una società controllata del gruppo Aeroporti di Roma, in soli sei mesi è stata costruita ex novo una struttura, sorta sulle ceneri della ex cargo-city - la vecchia città delle merci di Aeroporti di Roma - lasciando lì poggiati quegli enormi lastroni di eternit, sopra le teste di decine di dipendenti aeroportuali che lavorano nel T5 per le compagnie nordamericane e per l’israeliana El-Al. Stranamente e curiosamente qualcuno deve avere totalmente ignorato - o fatto finta di non accorgersene - che si stava costruendo il nuovo terminale lasciando parte della vecchia e sicuramente non più idonea copertura in amianto. Peccato (si fa per dire) però, che qualcuno evidentemente più attento invece in aeroporto se n’è accorto eccome e ha pensato bene di non tacere, ma di segnalare il fatto ritenuto piuttosto grave. Così alcuni giorni fa sul luogo sono intervenuti i tecnici della Asl Roma D, i quali, dopo un’attenta ispezione sopra il tetto del Terminal 5 hanno stabilito che il materiale dovrà essere smaltito al più presto come rifiuto speciale.
Quel che resta un mistero difficile da chiarire è come sia possibile che nella fase «in itinere» di realizzazione dell’aerostazione, nessuno si sia accorto che su quel tetto c’erano parecchi metri quadrati di una sostanza oggi ritenuta cancerogena e che ha provocato solo in Italia migliaia di morti.

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