E Deloitte consiglia: meglio investire a Est, dove la crisi è più grave

Cari imprenditori e piccoli risparmiatori, siete
avvisati: i paesi dell'Europa Orientale offrono
ottime occasioni per fare affari. A patto di usare
la dovuta prudenza e seguire i consigli stilati
dalla grande compagnia di consulenza

Imprenditori e piccoli risparmiatori, attenzione a investire nell'Europa centro-orientale: la situazione macroeconomica richiede cautela. E tuttavia, proprio la crisi può offrire grandi opportunità. Parola della compagnia di consulenza Deloitte, nel suo «Global Economic Outlook» relativo al terzo trimestre del 2009.
«La crisi finanziaria ha colpito la ripresa globale e ha frustrato le prospettive di crescita dei Paesi emergenti nell'Europa centrorientale», spiega Deloitte nello studio. «Il deterioramento della situazione macroeconomica - continua - certamente richiederà un'attenzione commerciale e finanziaria più approfondita quando le aziende si avventurano nella regione. Tuttavia, l'attuale contesto offre anche interessanti opportunità che un investitore non avrebbe potuto prima immaginare. Di particolare interesse per gli acquirenti occidentali potrebbero essere obiettivi nel settore assicurativo, sanitario, nei trasporti, nell'energia, nell'alimentare e nel settore del tempo libero».
Consigli che, precisa Deloitte, vanno comunque valutati con grande attenzione: «Prima di avventurarsi nell'Europa centrorientale, tuttavia, è cruciale comprendere le specifiche caratteristiche e conoscere i rischi associati al Paese. La regione è formata da diversi stati, che condividono alcune caratteristiche, ma divergono profondamente per altre. Prendere tempo per comprendere i rischi specifici del paese sarà il discrimine tra un successo e un fallimento, specialmente quando le condizioni economiche e finanziarie sono turbolente».
Il Fondo monetario internazionale (Fmi) - ricorda Deloitte - prevede per i Paesi della regione una flessione del prodotto interno lordo (Pil) del 3 per cento nel 2009, dopo una crescita nel 2008 del 4 per cento. Tra questi, ci sono Paesi che stanno reggendo alla crisi, come la Polonia, la Slovenia e la Slovacchia. Altri, come i Paesi baltici, sull'orlo di un fallimento che avrebbe un «tremendo impatto». Proprio per questo motivo le istituzioni finanziarie internazionali - il Fmi, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), la Banca europea per gli investimenti (Bei) - hanno attivato importanti piani di salvataggio per diversi paesi.
La questione più scottante, secondo Deloitte, dopo aver garantito i bilanci pubblici attraverso i pacchetti di aiuto internazionali, è quella della ricapitalizzazione delle banche, che sono per larga parte in mani occidentali.
Le linee di credito delle controllate orientali, finora, sono state mantenute aperte dalle banche occidentali. Solo che ora si pone la questione - scrive Deloitte - della sostenibilità della situazione se il livello dei crediti inesigibili dovesse crescere ulteriormente, come temono molti esperti. Al momento, scrive Deloitte, «il livello di capitalizzazione delle banche occidentali e l'impegno dei governi sembra sufficiente» per gestire le ricadute della crisi. Tuttavia, come sottolinea l'esperto di stabilità della Banca centrale europea Dejan Krusec, «il problema non è il 2009. Le banche dell'area euro sono abbastanza capitalizzate da compensare le perdite. Il problema è il 2010. Siamo preoccupati per la durata della recessione».

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