E gli enti pubblici diventano sponsor del calcio sudista

Terra sui calzettoni, terra sul pallone che rotola. E terra anche sulle maglie. Anzi, terra e territori. Sarà perché nel Sud il concetto di radici è così forte, che tanti enti locali hanno deciso di affondarle anche sui campi da calcio. E per farlo da anni sponsorizzano le squadre locali, in un turbine di loghi e migliaia di euro che spesso sostituiscono le sovvenzioni allo sport.
I pionieri furono i rossoblù del Cagliari, per 23 anni sponsorizzati dalla Regione Sardegna, passando dal logo «Fos» (Formaggi ovini sardi) a quello del Pecorino Sardo sulla maglia di Zola. Poi, il capolavoro. Erano gli anni del Valencia due volte finalista di Champions League. A qualcuno piacque lo sponsor «Terra Mitica» sulle magliette degli spagnoli, e il Cagliari si ritrovò a sfoggiare un «Terra Sarda». Peccato che «Terra Mitica» sia un parco divertimenti, mica un ente locale. Tra polemiche varie, la sponsorizzazione istituzionale si interruppe nel 2006 e il Cagliari passò a Tiscali: dalla Regione guidata da Soru all’azienda guidata da Soru. Comunque, la Regione da questo campionato tornerà a farla da padrona, anche se il presidente Cellino ha già lamentato che «1,6 milioni sono pochi». Si attendono barricate ad Avellino, dove la Air basket incasserà solo 20mila euro per la pubblicità della Provincia. Figli di dei minori.
Al di là di turismo e tradizione, spesso le sponsorizzazioni sono costose e dal ritorno incerto. Motivo per cui nel 2004 la Santanchè propose invano di vietare agli enti pubblici queste pubblicità. La Regione Calabria (l’anno scorso legata alla Reggina per 600mila euro), spende ben 8 milioni per essere l’unico sponsor delle Nazionali di calcio italiane fino al 2010. E pazienza se 500mila (quelli del cachet di Rino Gattuso), finiscono in beneficenza: gli altri 7,5 milioni - provenienti dai fondi europei per la promozione turistica (a proposito, Bruxelles indaga) - hanno fatto scoppiare un putiferio. Anche perché la Calabria è maestra di questo trend. Sul sito della Reggina, tra i partner si contano il Consiglio regionale, la Provincia di Reggio e «Reggio città del Mediterraneo». Senza contare che pochi giorni fa il Comune di Crotone ha annunciato il connubio con la squadra (200mila euro l’anno) e la Provincia di Cosenza lo scorso campionato sponsorizzava la SS. Fortitudo Cosenza.
Ma il fenomeno è diffuso in tutto il Sud. Nel 2005/06 il Benevento Calcio - grazie ai soldi della Provincia - sfoggiò un’enogastronomica divisa da far venire l’acquolina in bocca: «Mangiar sano, mangiar Sannio». Altrettanto folcloristici gli sponsor che in questi anni si sono alternati sulla maglia del Lecce: nel 2006 la scritta «Salento terra da amare» costò alla Provincia leccese 900mila euro. Più generosa, invece, l’Unione dei Comuni della Grecia salentina, che l’anno successivo assicurarono ai giallorossi 450mila euro (più un milione per la promozione in A) per scrivere sulle maglie «La notte della taranta», in riferimento alla danza tradizionale. E con quella difesa ballerina non c’è da stupirsi che ora il Lecce sia di nuovo in B.
Chiudono la lista il Palermo, che dal 2002 al 2006 fu sponsorizzato dalla Provincia (ma sfoggiava anche il simbolo della Trinacria), e il Catania, che lo scorso campionato - accanto allo sponsor «Energia siciliana» - per 150mila euro vi affiancava il logo e il nome della Provincia.
E al Nord? L’eccezione è il milione di euro speso dalla Valle d’Aosta per legarsi alla Nazionale di rugby. Il resto sono il Trento Calcio sponsorizzato da un bordello austriaco e il Modena che punta sulle pompe funebri. Questione di buon gusto, certo. E di soldi privati.

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