Roberta Bottino
«Indietro Savoia», questo il grido che si è levato dalla sala rossa di Palazzo Tursi, a una settimana di distanza dalla venuta a Genova dei «reali» Vittorio Emanuele e Marina Doria. «Vorrei capire il motivo per cui cè stata questa visita - ha chiesto il capogruppo del Carroccio Edoardo Rixi -, e perché non siano stati informati i consiglieri comunali. Ricordo che i Savoia sono stati responsabili nel 1849 del saccheggio di Genova, ed è scandaloso che siano stati accolti con tutti gli onori dal sindaco e dal presidente Guastavino». Contro i Savoia si sono schierati anche i consiglieri di maggioranza, che unanimi hanno gridato allo scandalo. «È un'indecenza - tuona Roberto Delogu dei Comunisti Italiani -. Riteniamo che il sindaco abbia la libertà di ricevere chi vuole a casa propria, ma non è la stessa cosa per il presidente del Consiglio comunale che doveva interpellarci. Per me i Savoia dovrebbero non solo essere lasciati fuori da Genova, ma dall'Italia». Patrizia Poselli di Rifondazione comunista gli fa eco: «Noi siamo repubblicani». Più diplomatico il capogruppo dei Ds che ritiene gli eredi di casa Savoia un fenomeno di «glamour» e nulla più. «A livello politico penso che siano assolutamente innocui - dice Simone Farello -, certo è che il presidente Guastavino doveva per correttezza parlarne a tutto il consiglio». Destra e sinistra compatti quindi contro i rappresentati di Tursi, che in pompa magna, tra i fischi degli appartenenti al Movimento Indipendentista Ligure e i militanti della Lega, la scorsa settimana avevano accolto Vittorio Emanuele e Marina Doria. «Il sindaco ha trovato il tempo di ricevere degli ex reali - continua Rixi - e poi non riesce ad ascoltare i comitati dei cittadini che settimanalmente vengono nella sala rossa». Il presidente del Consiglio si è fatto portavoce del sindaco e ha spiegato che si è trattato di un «colloquio di cortesia».
E nella Sala rossa si levò un grido: «Indietro, Savoia!»
Destra e sinistra unite in consiglio per protestare contro laccoglienza riservata dal Comune ai «reali»
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