E Pannella lancia la sfida a Fausto «Confrontiamoci». «Quando vuoi»

da Roma

Scoperto l’antidoto all’ingessato «Prodi-Berlusconi» visto qualche sera fa in tv (si replica lunedì, ma forse con qualche strappo alle camicie di forza della par condicio). Funzionerebbe così: metti da un lato Marco Pannella, dall’altro Fausto Bertinotti, agita i temi dell’economia, del lavoro, del medioriente, della sinistra che c’è e di quella che sarà, et voilà il gioco è fatto.
Fuoco e fiamme, spettacolo per palati fini e stomaci forti, il match Marco-Fausto ha il fascino del derby, ma anche quello delle cose proibite, giacché non mancherebbe di provocare morti e feriti (in senso elettorale, naturalmente). Sfida tra alleati, sarebbe l’apogeo del «tafazzismo», ovvero della volontà di farsi del male da soli, che già affligge la cosiddetta Unione. L’elettore resterebbe tramortito, forse traumatizzato. Il riuscitissimo ballon d’essai elettorale è stato lanciato da quel campione del marpionismo che è Pannella, tramite le compiacenti colonne de Il Riformista. E ha colpito subito nel segno, ovvero Bertinotti. Colto in automobile di primo mattino dal Gr3, il leader rifondatore ha risposto come si conviene al guanto di sfida: «Quando vuole». Ma ridestandosi dal trasognamento, non ha mancato di ricordare che «in verità ci stiamo confrontando costantemente, perché ognuno ha un carattere pubblico ed è in grado di avanzare le proposte pubblicamente... Del resto l’ho già fatto con Emma Bonino, e se non prendo un abbaglio, Emma Bonino fa parte dello stesso partito. Anzi, è un dirigente dello stesso partito».
Intuibili i salti di gioia di Pannella: «Finalmente! Sono felicissimo che Bertinotti abbia dichiarato di accettare questo confronto... Sono due anni che quasi settimanalmente ho auspicato e ribadito che questo dibattito dovesse tenersi...». Da cavalleresco sfidante, Marco ritira ogni malignità a lui attribuita dal quotidiano arancione. In parole spicciole, che Bertinotti non fosse degno di fare il presidente della Camera e che fosse, tutto sommato, «compagno di merenda di Berlusconi». Ma, seppure nel velenoso articoletto a piè della prima pagina del Riformista Pannella gioca con Bertinotti come il Jerry dei cartoon con Tom, il primo match-harahiri della storia ha tutta l’aria di non disputarsi. Di sicuro non prima del voto. Le agende di Bertinotti sono piene zeppe, e lo staff rifondatore fa capire che sarà difficile dar seguito alle profferte giunte da Radio radicale. Sarà per il dopo-voto, a meno che i due non si trovino in qualche studio tv assieme, come già accaduto a Bertinotti e la Bonino a Ballarò. Anzi, in quell’occasione, durante una delle interruzioni pubblicitarie, fu proprio la leader radicale a ribadire il preciso invito non tanto a un confronto pubblico, quanto a un incontro che miri a superare i nodi politici che separano queste due facce rispettabili della sinistra. «Ok, sicuro, ma dopo il voto», fu l’accordo di entrambi.

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