E la società della Regione premiava gli amici del sindaco

Altre quattro ore in Procura, dopo le otto di martedì: ne aveva di cose
da dire Mauro Moruzzi, direttore generale di Cup2000, al pm Morena
Plazzi. Un capitolo così denso che potrebbe trasformarsi in un nuovo
filone di indagini

Altre quattro ore in Procura, dopo le otto di martedì: ne aveva di cose da dire Mauro Moruzzi, direttore generale di Cup2000, al pm Morena Plazzi. Un capitolo così denso che potrebbe trasformarsi in un nuovo filone di indagini, indipendente dallo scandalo delle vacanze mascherate da missioni istituzionali per cui è indagato Flavio Delbono. Col passare dei giorni, la società appare uno snodo chiave della vicenda. A breve sarà sentito anche il presidente, Luciano Vandelli.
Cup2000 è una spa a capitale pubblico (azionisti sono Regione, Comune di Bologna e aziende sanitarie) che gestisce il Cup, il centro unico di prenotazione, fiore all’occhiello della sanità emiliano-romagnola. Partì come call-center per prenotare visite, esami diagnostici e altre prestazioni mediche; poi la struttura è stata trasferita su computer per consentire di prenotare da terminali piazzati nelle farmacie. Da qualche mese, attraverso il progetto Sole (Sanità-on-line), il Cup mette in rete l’intero sistema sanitario: medici di base, pediatri, perfino le cartelle cliniche. Il giorno dell’inaugurazione, il primo paziente on-line fu Romano Prodi.
Flavio Delbono ha sempre avuto un occhio di riguardo per il Cup. Da vicepresidente della Regione, per un periodo è stato consigliere di amministrazione. È sua la strategia di informatizzare i servizi. È lì che ha piazzato Cinzia Cracchi finita la love-story. E soprattutto, è lì che opera il suo compagno di «salsicciate» Mirco Divani, il tecnico che ha prestato a Delbono due bancomat, uno dei quali finito nella borsetta dell’ex compagna.
Divani ha varie consulenze con Cup2000, tutte affidate senza bando di concorso. Ebbe la prima l’1 gennaio 2005 per il marketing, poi si occupò di tessere elettroniche, quindi gli è stata affidata l’installazione dei computer in 400 studi medici da mettere in rete. Le consulenze vengono decise dal direttore Moruzzi; diverso è il caso dei lavori: per importi tra 100mila e 200mila euro la decisione spetta al presidente, altrimenti va fatto l’appalto. I contratti per la società di Divani, Connex card technologies, sono stati assegnati da una commissione di cinque funzionari con la procedura del «confronto d’offerta»: l’amico di Delbono proponeva sempre la somma più bassa. Sono parecchi soldi, 60mila l’anno per le consulenze più 300mila per l’installazione dei pc. Per questa somma, tuttavia, occorreva l’appalto. Moruzzi si è giustificato dicendo che il Cup se n’è accorto solo a fine 2009. La Procura dovrà verificare se il cda ne era stato informato e se la Regione (che Delbono ha lasciato a metà anno per diventare sindaco di Bologna) ne sapeva qualcosa.
Altra anomalia è che il 19 settembre 2008 Divani passò le redini dell'azienda a moglie e figli. Ma la moglie, Simonetta Tosi, è dipendente del Cup. Un bel conflitto d’interessi: a libro paga e fornitrice. Da lunedì la signora è in ferie. In più, l'ultimo contratto alla Connex Card è stato firmato da Divani (che nella sede del Cup ha ufficio con telefono interno) anche se non ne aveva più la rappresentanza. Con Moruzzi, che volò a New York e Pechino assieme a Delbono e signora, c’è stato da chiarire anche come Cinzia Cracchi sia arrivata al Cup: pare che sulle abituali selezioni interne abbiano prevalso le pressioni dalla Regione.
La Procura è giunta a scavare nelle carte del Cup partendo dal bancomat consegnato dalla Cracchi ai pm. Il conto è di Divani ma i soldi li avrebbe messi Delbono. Il quale cinque anni fa ebbe la tessera di prelievo (fino a 1000 euro al mese) poi girata alla fidanzata ma bloccata nel 2008, quando i due si lasciarono. Si è poi scoperto che in seguito il sindaco ha avuto un secondo bancomat, usato fino a pochi mesi fa. E che sarebbero state prelevate somme ben superiori a quelle che Delbono dice di aver depositato (10mila euro). Ma perché un informatico apre un conto nella banca monosportello dei farmacisti? Rapporti finanziari poco chiari con il mondo della sanità regionale? Forse fondi neri legati all’assegnazione dei lavori? E perché quei due bancomat a Delbono?
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