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Altro che X Factor. Il primo talent show della tv italiana andò in onda 70 anni fa

Si chiamava "Primo applauso" ed esordì - condotto da Enzo Tortora - nella seconda serata dell'aprile 1956: in gara, per trentasei puntate, arrivarono aspiranti cantanti, ballerini, cabarettisti e illusionisti

Noto e Danieli
Noto e Danieli
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Bisognava sintonizzarsi sulla Programmazione Nazionale, quella che poi sarebbe diventata Rai 1. Le famiglie si sistemavano comode nei salotti, oppure in cucina, trepidanti. La televisione aveva messo piede nel nostro paese giusto da due anni, ma chi poteva permettersela l'aveva già collocata in casa e la osservava stordito, come una luccicante reliquia. Le prime trasmissioni regolari avevano esordito nel gennaio del 1954. Adesso, nell'aprile del 1956, la programmazione era lievitata e tutti parlavano di questo nuovo programma, una sorta di trampolino per quegli italiani che desideravano cimentarsi con il mondo dello spettacolo. Si chiamava "Primo applauso" e nel giro di un paio d'anni avrebbe dispiegato una schiera di registi: Piero Turchetti, Fernanda Turvani, Giuseppe Sibilla, Ubaldo Parenzo e Lino Procacci. La sigla introduttiva recitava: "Rassegna di aspiranti alla ribalta".

A condurlo, almeno nell'intenzione originale, doveva essere Silvana Pampanini, con al suo fianco Enzo Tortora. Tuttavia, dopo le primissime puntate, l'attrice aveva iniziato a manifestare un certo disagio. Pareva non digerisse i tempi del piccolo schermo, la necessità di muoversi in diretta, e tutto quel che ne conseguiva. Così il matrimonio con la produzione durò pochissimo, e Tortora si trovò ad assumere un ruolo molto più centrale di quello che si sarebbe aspettato: conduttore unico. Anche in questo caso il sodalizio ebbe però vita alquanto breve. Nel 1957, per la seconda stagione, vennero ingaggiati due nuovi attori per dirigere il programma: Silvio Noto ed Emma Danieli.

Si trattava, a tutti gli effetti, del primo talent show della televisione italiana. Un antesignano di X-Factor, ma estremamente più ramificato. Forse più vicino, per questo, ad un Italia's got talent. I partecipanti erano aspiranti cantanti, ballerini, cabarettisti, illusionisti. Dovevano sfidarsi in una competizione regolata da un'altra novità assoluta: l'applausometro. Il termine, coniato da Enzo Tortora, si riferiva ad uno strumento in grado di misurare, appunto, l'intensità degli applausi concessi dal pubblico in sala, che determinavano assieme ad un sistema di votazione numerica la possibilità di passare il turno e di accedere alle fasi finali.

Tutta l'Italia che poteva permetterselo - spesso gruppi di persone appartenenti allo stesso quartiere si riunivano davanti ad un singolo televisore - era irremediabilmente rapita dalla formula dello show. La gente fremeva per le esibizioni, giudicava da casa, dibatteva allegramente. Intanto la trasmissione macinava ascolti e, in certi casi, lanciava sul serio talenti. Da qui passarono Adriano Celentano e il Mago Silvan, nome fortunatamente affibbiato ad Aldo Savoldello grazie ad un'intuizione di Silvana Pampanini. In totale lo show andò avanti per trentasei puntate.

La giuria non era da meno, perché - se è vero che l'applausometro aveva il suo peso specifico - la valutazione tecnica dei concorrenti spettava, attraverso votazione con palette, a chi già possedeva l'arte. Così spiccavano nomi altisonanti, come quelli di Claudio Villa e Eduardo De Filippo.

Si apriva così una fase nuova nel mondo dello spettacolo italiano, con un format che - pur evolvendosi naturalmente nel corso dei decenni - è sopravvissuto intatto fino ai nostri giorni. Questa primogenitura però resta inattaccabile: i talent come li conosciamo adesso, sbocciano a partire da un giorno di primavera di quasi settant'anni fa.

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