Leggi il settimanale

La Spezia, immigrati decuplicati. E la sinistra finge di non vedere

Nella città dell’accoltellamento: quasi 20mila stranieri arrivati in vent’anni. Diverse zone fuori controllo. Piantedosi: "Entro fine mese ok al nuovo pacchetto sicurezza"

La Spezia, immigrati decuplicati. E la sinistra finge di non vedere
00:00 00:00

La Spezia è un fazzoletto di 51 chilometri quadrati incastrato tra le colline e il mare, in un incrocio geografico che scombina le certezze della geografia politica e ne storce le linee: assolutamente ligure, ma pure un po’ Toscana e con qualche ammiccamento alla vicina Emilia. Questo giusto per dire che una città di mare, marinai, marineria, container, navi, porti e arsenali, da sempre conosce arrivi e partenze.
Ma negli ultimi anni, a partire dagli inizi del Duemila, i flussi migratori hanno travolto una zona che fino agli anni Novanta aveva conosciuto quasi esclusivamente migrazioni interne, dovute alle attività militari e mercantili. Un flusso che ha modificato i lineamenti e le abitudini di una cittadina che, fino ad allora, era rimasta - come gran parte della Provincia italiana - immune dai grandi cambiamenti sociali che stavano sobollendo nelle pentole a pressione delle grandi periferie delle metropoli, laddove si stava incubando l’attualità che ben conosciamo.
Giusto qualche numero: nel 2023 i cittadini stranieri regolari residenti a La Spezia erano poco di più di 13mila (ma si sospetta che ora siano ventimila), ai quali si aggiungono un paio di migliaia di «clandestini» che vengono regolarizzati con una media di 700 cittadinanze l’anno. Tredicimila su 94mila abitanti, quasi il 14% della popolazione, per intenderci: a Genova sono l’11, a Roma il 12,8 e a Milano il 19. Un ulteriore strumento di contestualizzazione: nel 2003 erano meno di 2mila gli stranieri residenti in città. Uno tsunami migratorio al quale la città non era preparata e dal quale è stata cambiata. Un’accelerazione che ha portato con sé, inevitabilmente, il problema della sicurezza. E, in piccolo, a livello cittadino è andata in scena la mimesi di quello che accadeva a livello nazionale: la sinistra - che per un quarantennio ha amministrato la città- negava il problema, la destra incalzava. Nel frattempo la città cambiava.
Un intero quartiere, l’Umbertino, a ridosso della stazione centrale e a poche centinaia di metri dall’Istituto Einaudi-Chiodo dove Youssef Abanoub è stato accoltellato a morte, è stato interamente colonizzato dai migranti, specialmente di origine domenicana, la principale comunità straniera della città (2.500 persone). E sono iniziati a sorgere problemi di sicurezza su una scala che prima la zona non conosceva. Quello che nelle metropoli è accaduto in decenni, nelle piccole città si è verificato in una manciata d’anni. Talvolta lasciando spiazzate le amministrazioni, specialmente quelle che per anni hanno finto di non vedere. Risse, piccoli furti, spaccio di droga, violenze sessuali e accoltellamenti sono divenuti una spaventosa routine. «Il problema stanno diventando le bande di giovanissimi - ci racconta un’abitante della zona - Sono solo dei ragazzini, ma in branco diventano violentissimi e girano sempre più spesso con i coltelli e se non hanno i coltelli usano le bottiglie o le mani...». Fino ad arrivare alla mattanza di venerdì, esplosione locale di un problema nazionale. «Ci dobbiamo interrogare come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti attraverso l’utilizzo di coltelli portandoseli da casa. Noi pensiamo che ci debba essere qualcosa che vada oltre i sistemi di sicurezza, i sistemi di prevenzione tradizionali, qualche cosa che riguardi anche la cultura, l’educazione di questi ragazzi», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Tg5 a proposito del pacchetto sicurezza in approvazione in questi giorni.
Ma, all’acme del paradosso, la polemica politica si è focalizzata principalmente sulle parole del sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, che in un collegamento con Lilli Gruber a Otto e mezzo ha detto «che l’uso dei coltelli è tipico di certe etnie». Frase facilmente strumentalizzabile che ha scatenato l’ira della sinistra, evidentemente più indignata dalle dichiarazioni del primo cittadino che da un omicidio avvenuto tra i banchi di una scuola.


Restano i numeri, spietati: nel 2024 il 34,7 per cento delle persone arrestate era di nazionalità straniera, percentuale che sale al 60 per cento per i reati predatori. Gli stranieri in Italia sono 5,4 milioni, il 9,2 per cento della popolazione. Ma qualcuno finge ancora di non vedere. Non solo a La Spezia.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica