E stavolta Di Pietro evoca persino le Br

di Filippo Facci

La quantità di sciocchezze sparate ogni giorno da Antonio Di Pietro produce un effetto quasi narcotico, un ronzio di fondo, come per una zanzara cui si finge di abituarsi dimenticando che le peggiori pandemie della storia le hanno diffuse proprio i ditteri, i succhiatori di energie altrui. L'abitudine a un personaggio che ci ammorba quotidianamente con le sue tattiche da marciapiede fa dimenticare che una strategia di fondo Di Pietro tuttavia ce l'ha, anche se molti fingono di non vederla: i media danno risalto a ogni sua sparata come se esporla corrispondesse al tempo stesso a una sua relativizzazione, a una forma di controllo, come si fa con un cane che lasci abbaiare perché almeno sai che non ti morderà. Ma è un errore. E pure frequente, in Italia.
Di Pietro è un personaggio che farebbe qualsiasi cosa e che infatti la sta facendo, pur mimetizzato dal suo sciocchezzaio di contorno e dal suo essere tutto e niente: grillino, politico, magistrato, ministro, reazionario di destra, movimentista di sinistra, spregiudicato compilatore di liste locali, tutto. Di Pietro, un passo alla volta e spalleggiato da una discreta compagnia di giro, punta allo sfascio di ogni baluardo di riferimento, all'inasprimento di ogni conflitto istituzionale, alla delegittimazione progressiva degli ultimi basamenti da noi ritenuti intoccabili come la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale, per fermarsi alle tappe finali. Il resto, ossia le più elementari dinamiche democratiche, cerca di svuotarle di significato da anni: è lui a ergersi a personificazione e presidio del contrasto tra magistratura e politica, è lui ad accodarsi ai balordi che straparlano di dittatura e fine della democrazia (si accoda perché lui non inventa mai: copia, si impossessa, succhia appunto le energie altrui) ed è lui a spiegare che va tutto male, che il peggio è sempre alle porte, che c'è disinformazione e plagio delle coscienze.
Gianni Baget Bozzo, uno dei pochi che comprese da subito, proprio un anno fa su questo giornale scrisse questo: «Che cos’è il partito giustizialista che Di Pietro sta costruendo? È un partito che tende a dimostrare che la democrazia è essenzialmente corrotta e il corpo elettorale sbaglia. Che ci vuole un altro potere per guidare il Paese sulla via della salvezza e che il voto degli elettori deve essere presidiato da un partito dell’ordine. Il tema che lo Stato non possa essere affidato alla democrazia è la tesi fondamentale del pensiero reazionario. Se un popolo sente frustrato il bisogno fondamentale di sicurezza, se non riesce a ottenere con il suo voto ciò che pensa gli sia dovuto, si ha la crisi della democrazia. E Di Pietro mira proprio a questo, a mostrare che un corpo elettorale capace di dare la maggioranza a Berlusconi è un popolo immaturo, il cui voto va corretto in modo adeguato. Bisogna dimostrare che il popolo ha torto e che Berlusconi deve andarsene».
Come? In qualsiasi-modo-possibile. Ecco perché non gli importa niente di sputtanare il Paese con le sue balle puerili sparate sull'Herald Tribune (e pagate da noi) in coincidenza con un momento in cui la parte sana del Paese tifava appunto per il Paese, non per mezzo voto in più da guadagnare tra gli imbecilli. Ed ecco, scusandoci per la lunga premessa, come inquadrare le uscite che Antonio Di Pietro ha fatto anche ieri: dopo quelle dell'altro ieri e prima di quelle di oggi e di domani. Uno sciocchezzaio, cioè, misto a uscite più pericolose. Ha detto: «Credo che potrebbero tornare sia le Br pilotate che quelle non pilotate, entrambe criminali, che vanno combattute... l'Italia dei valori sarà nei consigli di fabbrica e nelle piazze in difesa dei cassintegrati e dei lavoratori... Saremo protagonisti dell’autunno caldo. Parteciperemo direttamente, anche informando laddove la legge in via di approvazione impedisce di informare i cittadini».
Traduzione: io, Antonio Di Pietro, auspico un autunno caldo con tanto di Br da combattere o di cui incolpare il governo piduista, a seconda; sarò perciò nelle fabbriche e cercar di convincere gli astenuti della sinistra radicale che ancora non votano per me, e tutto quello che non quadrerà sarà perché non c'è informazione né democrazia.
Poi, altra uscita di ieri: «Alfano ha trasformato il suo ruolo istituzionale in quello di ministro servente delle posizioni dell’imputato Berlusconi... (questo grazie) al Lodo Alfano, al lodo sulle intercettazioni, alle cenette del giudice della Corte costituzionale».
Traduzione: Berlusconi è colpevole, Alfano è delegittimato, se la Corte costituzionale non boccerà il Lodo Alfano sarà perché anche la Consulta è corrotta.
Poi, terzo delirio dipietresco: «Spero davvero che la magistratura possa, anche attraverso le dichiarazioni di Ciancimino junior, ricostruire una verità che finora è stata occultata anche grazie a esponenti delle istituzioni... Dall’inchiesta di Palermo mi aspetto molto... si potrebbe riscrivere la storia italiana per quanto riguarda i grandi omicidi di mafia, ma soprattutto per quanto riguarda la grande corruzione d’allora e il grande riciclaggio di persone di oggi».
Traduzione: vediamo se da Palermo, al cinquecentesimo tentativo, stavolta riusciranno a sostenere che Forza Italia è stata co-fondata dalla mafia e che Berlusconi e Dell'Utri hanno fatto fuori Falcone e Borsellino: l'importante è che lo dicano, al resto ci penso io con la banda degli urlatori.
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