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Economia e finanza

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio rilancia: offerta per rilevare tutte le quote dai fratelli per 3,7 miliardi (a testa)

Il tutto avviene mentre, pochi giorni fa, il miliardario ceco Michal Strnad, patron di Czechoslovak Group (Csg), si era fatto avanti con una proposta da 30 miliardi per l’intera cassaforte di famiglia

Leonardo Maria Del Vecchio non molla, anzi rilancia con un’offerta da 3,7 miliardi di euro per ciascun socio di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio di cui lui stesso detiene il 12,5%. Il tutto avviene mentre, pochi giorni fa, il miliardario ceco Michal Strnad, patron di Czechoslovak Group (Csg), si era fatto avanti con una proposta da 30 miliardi per l’intera cassaforte di famiglia. Il quartogenito del fondatore di EssilorLuxottica, come scrive QN, ha quindi presentato agli altri eredi un’offerta per rilevare le loro partecipazioni nella holding di famiglia, mettendo sul tavolo un’operazione sostenuta da un primario istituto di credito americano (Citi, che avrebbe profilato all’imprenditore disponibilità a concedere un finanziamento di 22 miliardi a sostegno dell’operazione).

Sotto il profilo del prezzo le due proposte appaiono allineate, prendendo come riferimento il valore patrimoniale netto di Delfin (circa 40 miliardi di euro), al quale applicare uno sconto del 30%. A fare la differenza potrebbe essere soprattutto lo statuto della holding lussemburghese, che distingue il trasferimento delle partecipazioni a un socio già presente dall’ingresso di un investitore esterno. Leonardo Maria possiede già il 12,5% di Delfin, mentre Strnad dovrebbe entrare per la prima volta nel capitale. Una distinzione tutt’altro che formale, perché potrebbe rendere assai più complicato il percorso dell’imprenditore ceco: aspetto, quest’ultimo, che metterebbe seriamente a rischio la possibilità di mettere a terra il suo progetto.

Per trasferire le quote a un azionista già presente, lo statuto prevede infatti il superamento della maggioranza dei due terzi dei titoli con diritto di voto. Per consentire l’ingresso di un soggetto terzo indipendente, invece, l’asticella sale a oltre l’88%. Supponendo che gli otto eredi dispongano ciascuno del 12,5% dei diritti di voto, il consenso di sei sarebbe sufficiente a superare il 66,7%, mentre per oltrepassare l’88% servirebbe l’adesione di tutti. Una differenza che potrebbe diventare decisiva nella partita per il controllo della holding.

Questo non significa che Del Vecchio jr abbia già la strada spianata. Anche un trasferimento interno deve rispettare le procedure societarie, gli eventuali diritti di prelazione degli altri azionisti e le autorizzazioni richieste. Ma il vantaggio di partenza è evidente. Strnad, anche qualora riuscisse a raccogliere la disponibilità a vendere di una larga maggioranza degli eredi, dovrebbe comunque superare gli ostacoli legati all’ingresso di un nuovo soggetto nel capitale. Acquistare una quota di maggioranza, insomma, non equivale automaticamente a ottenere il via libera all’operazione.

E proprio su questo terreno potrebbe concentrarsi il confronto tra i due pretendenti. Il piano dell’imprenditore ceco prevede anche interventi sullo statuto e nuovi accordi di governo societario con gli azionisti destinati a rimanere nella holding. Passaggi che richiedono maggioranze particolarmente elevate e, in alcune circostanze, perfino il consenso unanime. Un intreccio che rischia di rendere complessa l’esecuzione dell’offerta.

La proposta di Leonardo Maria, secondo quanto risulta a Il Giornale, sarebbe più definita e metterebbe a disposizione degli eredi due soluzioni. La prima consisterebbe nella cessione integrale della partecipazione, con pagamento in contanti al perfezionamento dell’operazione. La seconda permetterebbe di vendere inizialmente il 30% della propria quota e di mantenere il restante 70%, con la possibilità di cederlo successivamente, tra il dodicesimo e il quattordicesimo mese, ricevendo in cambio azioni EssilorLuxottica. Anche in questo caso restano da definire e soddisfare le condizioni contrattuali e di governance, ma il meccanismo offre ai soci un percorso di uscita già tracciato. Strnad, dal canto suo, lascerebbe aperta ai soci la possibilità di una vendita integrale, parziale o anche la permanenza, ma è un progetto che – per chi intende restare – resta ancora poco definito.

Sul tavolo, poi, c’è il peso strategico di Delfin. La cassaforte creata da Leonardo Del Vecchio possiede il 32,4% di EssilorLuxottica, gruppo da oltre 80 miliardi di euro di capitalizzazione, il 17,6% di Monte dei Paschi di Siena, il 10% di Generali e il 2,7% di Unicredit. A queste partecipazioni si aggiunge il 28% del gruppo immobiliare francese Covivio. Un patrimonio che distribuisce oltre un miliardo di euro di dividendi all’anno e che rappresenta uno dei principali centri di influenza della finanza italiana.

Proprio la natura delle partecipazioni rende particolarmente delicato un eventuale cambio di controllo. Sul fronte bancario e assicurativo possono entrare in gioco le valutazioni della Bce e dell’Ivass, mentre sul piano della tutela degli interessi strategici nazionali potrebbe rendersi necessaria una verifica nell’ambito della disciplina Golden Power (e in questo senso, se la cassaforte dei Del Vecchio finisse in mano a un investitore straniero offrirebbe profili di criticità nella valutazione). C’è inoltre il nodo francese di EssilorLuxottica, dove un cambiamento degli equilibri di controllo indiretti richiederebbe di valutare anche le conseguenze sulla normativa delle offerte pubbliche di acquisto e l’eventuale intervento dell’autorità di mercato francese.

Per Leonardo Maria il carattere familiare dell’operazione profila la continuità nella gestione del gruppo, pur senza assicurare automaticamente il via libera delle autorità. Per Strnad, invece, si aggiungerebbe la necessità di chiarire l’assetto del nuovo azionista di controllo e l’identità degli eventuali finanziatori e coinvestitori.

La sfida, dunque, resta aperta. Ma se sul terreno economico le due proposte partono da valutazioni comparabili, è su quello societario che Leonardo Maria può giocare la carta più importante in una sfida per difendere, come lui stesso ha detto, il patrimonio di famiglia e l’eredità del padre.

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