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Fiammata del gas torna lo spettro '22. Petrolio ancora su

Oltre 3mila le navi bloccate nel Golfo. Gli analisti: "Choc simile all'Ucraina"

Fiammata del gas torna lo spettro '22. Petrolio ancora su
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Oltre 3mila navi sono bloccate nei porti del Golfo Persico in attesa di poter attraversare lo Stretto di Hormuz. Petroliere e navi gasiere ferme che hanno ulteriormente acceso i prezzi, schizzati anche ieri all'insù, spingendo gli analisti di Equita ad evocare lo choc dei prezzi del 2022. Nel dettaglio, i futures sul Brent hanno toccato un picco giornaliero di 84,9 dollari/barile per poi stabilizzarsi sugli 83 dollari (+6,9%), mentre il benchmark statunitense Wti ha raggiunto un massimo giornaliero di 77,5 dollari. L'indice di riferimento europeo è ai massimi da luglio 2024, mentre quello texano ritocca quote che non si vedevano dal gennaio 2025. Non si arresta nemmeno la corsa del gasolio, i cui futures a Londra ritracciano i picchi della crisi energetica del 2022, salendo del 17% a 1.057 dollari/tonnellata. Anche più accentuata, e grave per l'Europa, l'impennata del gas. I futures sul Title Transfer Facility di Amsterdam, il contratto di riferimento per il gas in Europa, sono aumentati del 48%, superando i 65 euro/MWh per poi chiudere a 53,6 euro/MWh (+20,4%). In una settimana i prezzi al Ttf sono aumentati di oltre il 72% mentre in un mese hanno guadagnato il 62%. Ad aggravare le preoccupazioni è la situazione degli stoccaggi. Secondo la piattaforma europea Gie Agsi, il livello medio in Ue si attesta al 30,05% all'1 marzo, ovvero -21,2% rispetto allo stesso giorno del 2025, in calo del 51,7% rispetto al picco del 2024 (62,23%) e appena sopra il minimo degli ultimi sei anni, toccato nel 2022 (28,66%).

Non siamo ancora allo stop totale, ma il traffico è crollato e la situazione, se non si invertisse la rotta, potrebbe precipitare: secondo il Joint Maritime Information Center, dall'1 marzo dallo Stretto di Hormuz sono transitate appena tre petroliere rispetto alle 50 registrate il giorno precedente: -94% in 24 ore. Anche il traffico cargo ha subito un drastico ridimensionamento, scendendo da 98 a 16 navi rispetto a una media giornaliera di 138 transiti.

«In termini potenziali, lo choc potrebbe essere di dimensioni comparabili a quello del 2022: la Russia riforniva allora 150 miliardi di metri cubi che si contrappongono oggi ai 120 miliardi di metri cubi a rischio tra chiusura di Hormuz e stop a due giacimenti israeliani», spiega Equita aggiungendo che «determinante sarà la durata dell'interruzione»: un blocco temporaneo avrebbe impatto limitato, mentre un conflitto prolungato potrebbe generare effetti comparabili alla crisi ucraina. «Il Ttf è ancora lontano dai picchi di oltre 300 euro a MWh del 2022, ma il Qatar pesa per circa il 20% sul gnl globale e il gnl, pur rappresentando solo 7-8% dell'offerta mondiale, genera il prezzo marginale per Europa e Asia: eventuali interruzioni prolungate potrebbero quindi amplificare rapidamente la volatilità e riaccendere il premio geopolitico sul gas».

«Se sarà necessario gli Stati Uniti scorteranno tutte le petroliere nello stretto di Hormuz», ha detto Donald Trump che in un post su Truth ha ordinato, «con effetto immediato», «allo United States Development Finance

Corporation di fornire, a un prezzo molto ragionevole, un'assicurazione contro i rischi politici e garanzie per la sicurezza finanziaria di tutto il commercio marittimo in particolare energetico, che attraversa il Golfo».

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