Per una volta il Nobel per l’economia parla anche il linguaggio della flat tax. L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il premio 2026 agli americani Robert E. Hall e Michael Woodford per i «fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». In palio ci sono 12 milioni di corone, circa un milione di euro.
Hall ha 83 anni, ha conseguito il dottorato al Mit, insegna a Stanford ed è senior fellow emerito della Hoover Institution. Negli anni Ottanta ha ideato insieme ad Alvin Rabushka un modello di riforma fiscale ad aliquota unica per gli Stati Uniti. È la flat tax: un’unica aliquota, un’ampia esenzione per i redditi bassi e pochissime detrazioni, con una dichiarazione che stava su una cartolina. L’idea ha fatto il giro del mondo, dall’Estonia ai Paesi dell’Est europeo. In Italia è una battaglia storica del centrodestra e oggi vive nel regime forfettario delle partite Iva, che il governo Meloni ha esteso fino a 85mila euro di ricavi. Il suo nome è legato anche agli studi su come le famiglie decidono quanto spendere e quanto risparmiare. Contano non solo il reddito di oggi, ma anche quello che prevedono di guadagnare domani. È la lezione di Milton Friedman sul reddito permanente, arricchita dalle aspettative razionali. Ne discende che i bonus temporanei spostano poco i consumi e che le misure stabili e credibili orientano davvero le scelte. Per decenni Hall ha anche guidato il comitato del National Bureau of Economic Research che stabilisce ufficialmente quando iniziano e finiscono le recessioni americane: un arbitro del ciclo economico.
Woodford, classe 1955, insegna alla Columbia University e ha applicato ai modelli economici la psicologia cognitiva e la razionalità limitata. Il suo «Interest and Prices» è un testo di riferimento per le banche centrali. Ha spiegato come i tassi d’interesse e le comunicazioni delle autorità monetarie influenzino le aspettative di famiglie e imprese: annunciare per tempo la rotta è già fare politica monetaria.
Il filo comune è proprio lo sguardo al futuro. Famiglie e imprese decidono risparmi e spese guardando avanti. Quando governi e banche centrali comunicano i loro piani possono orientare queste attese e spingere l’economia nella giusta direzione. «Il lavoro dei premiati ci ha fornito una solida base teorica per i modelli che oggi sono utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo», ha spiegato John Hassler, presidente del comitato per il premio. «Grazie a loro, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock dell’economia, come le crisi energetiche o i cambiamenti improvvisi nei consumi delle famiglie». Durante la pandemia e le recenti crisi energetiche questi strumenti hanno evitato le conseguenze durature su crescita e inflazione degli anni Settanta.
