Attenti al ricalcolo dell'assegno: chi rischia sulle pensioni

Si studia il dopo Quota 100: tante le ipotesi in campo per la riforma delle pensioni ma ancora nessuna certezza. Ecco cosa potrebbe cambiare

Attenti al ricalcolo dell'assegno: chi rischia sulle pensioni

Sappiamo bene che Quota 100 "morirà" a fine anno ma non c'è ancora nessuna certezza sulla riforma delle pensioni: si moltiplicano le ipotesi ma non è stata presa ancora nessuna decisione.

Cosa può cambiare

È per questo motivo che negli ultimi mesi la discussione si è fatta sempre più accesa: da un lato ci sono le richieste di lavoratori e sindacati per il ripristino di una flessibilità di ampio respiro a partire dai 62 anni di età o dai 41 anni di versamenti (senza criteri anagrafici), dall’altro lato i tecnici dell’esecutivo hanno espresso in più occasioni la necessità di mantenere elevata l’attenzione sui conti pubblici. Tra i due "fuochi" si sono inserite le ipotesi di riforma avanzate dall’Inps all’interno della propria relazione annuale: è stata fatta un’analisi della situazione attuale e delle ipotesi delle nuovi pensioni con i costi che potrebbero risultare a carico del nostro sistema previdenziale. Il dossier contiene la proposta di una nuova Quota 100 a partire dai 64 anni, che vedrebbe quindi crescere di 2 anni il requisito anagrafico.

Le altre ipotesi sulle pensioni

Allo stesso tempo però, per mantenere uguale a prima il criterio generale, si ipotizza di ridurre di due anni il requisito contributivo che passerebbe così da 38 a 36 anni. Ma anche in questo caso, il nodo principale rimane quello della tenuta dei conti: per poter mantenere il principio di equilibrio dei conti si punta al ricalcolo contributivo dell’assegno. Fosse così, il costo annuo dell'opzione volontaria scenderebbe a 1,2 miliardi, per poi toccare un nuovo picco di 4,7 miliardi di euro nel 2027. Per capire meglio, bisogna dire che l'attuale Quota 100 non penalizza l'assegno pensionistico ma i lavoratori che decidono di usufrure dell’opzione maturano comunque un assegno più basso rispetto a quello che avrebbero ottenuto con i criteri ordinari: questo succede perché ci sono minori versamenti e coefficienti di conversione in rendita che si abbassano al diminuire dell’età di pensionamento.

Ricorrere al ricalcolo contributivo puro potrebbe pesare ulteriormente con un ricalcolo totale dell'assegno specialmente per chi ha un peso rilevante dei propri contributi nel sistema retributivo "misto": con il passare degli anni, infatti, il sistema contributivo diventa prevalente per tutti i lavoratori ed è un tipo di calcolo destinato a diventare universale nei prossimi anni. In ogni caso, se questa opzione dovesse diventare effettivamente quella definitiva, il peso della scelta volontaria di anticipare la pensione si sposterà sulla possibilità di maturare un assegno sufficiente per soddisfare il proprio stile di vita durante la vecchiaia senza doversi preoccupare ed avere ansie eccessive. Adesso, però, è bene che i nuovi interventi diventino presto realtà per non penalizzare milioni di lavoratori visto che i criteri ordinari della legge Fornero richiedono fino a 5 anni in più di lavoro.

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