Agnelli e Rothschild si dividono il controllo de «L'Economist»

Potrebbe essere questione di ore l'annuncio, da parte del gruppo Pearson, della cessione del 50% de L'Economist alle famiglie de Rothschild ed Elkann-Agnelli, già presenti nel capitale con, rispettivamente, il 21% e il 4,7%. Lo stesso gruppo Pearson aveva venduto poche settimane fa il Financial Times ai giapponesi di Nikkei per circa 1,1 miliardi di euro. E ora, dalla dismissione del 50% de L'Economist , Pearson incasserà oltre 560 milioni di euro. Resta da vedere come le due grandi famiglie del capitalismo mondiale si suddivideranno la quota, nel rispetto dell'indipendenza del prestigioso magazine. Lo scorso anno una perizia di E&Y aveva stimato, per il gruppo editoriale, un valore intorno a 730 milioni di sterline. De Rothschild ed Exor, comunque, diventeranno i due maggiori azionisti e si vedrà, dagli accordi presi, quanto dovrà sborsare, per la partecipazione di competenza, la holding guidata da John Elkann. Quest'ultimo, subito dopo aver annunciato la volontà di salire nel capitale della casa editrice de L'Economist , aveva precisato di non ambire alla maggioranza.

Punto fermo è anche il fatto che tutte le operazioni sul capitale, per statuto, devono ottenere l'ok dei quattro trustees che vigilano sull'indipendenza della testata.

Definito il tutto, de Rothschild ed Elkann-Agnelli avranno diritto a un secondo rappresentante nel cda dove già è presente il numero uno di Exor.

L'ormai prossimo colpo sul magazine britannico è il secondo, in rapida successione, che vede protagonista il 39enne Elkann. Chiuso il capitolo riassicurazioni, con l'acquisizione del colosso PartnerRe per 6,9 miliardi di dollari, la famiglia torinese aumenta ora la presa sul settore editoriale: oltre alla quota più pesante in arrivo nel magazine internazionale, gli Agnelli sono titolari, attraverso Fca, del 77% di Italiana Editrice ( La Stampa-Secolo XIX ) e sono i primi azionisti di Rcs- Corriere della Sera .

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