Arrivato per il Crédit Agricole il via libera della Banca centrale europea a salire oltre il 20% di Banco Bpm. Come spiega il gruppo francese nella sua nota ufficiale, l'ok dell'istituto centrale è arrivato lo scorso 9 gennaio ma la nota ufficiale è stata pubblicata solo nella giornata di ieri. "Nel corso del terzo trimestre 2025, Crédit Agricole S.A. ha stipulato strumenti derivati collegati alle azioni Banco Bpm", spiega il comunicato, "e ha costruito, tramite questi derivati, una partecipazione aggiuntiva dello 0,3%. Crédit Agricole S.A. intende regolare fisicamente tali derivati. Di conseguenza, Crédit Agricole S.A. deterrà il 20,1% del capitale di Banco Bpm".
Il gruppo guidato dal ceo Olivier Gavalda non ha aggiunto dichiarazioni riguardo ai paletti messi dalla Banca centrale europea già trapelati nei giorni precedenti, senza tuttavia smentirli. Secondo le ultime indiscrezioni, la vigilanza avrebbe chiesto di esprimere nel board dell'istituto guidato da Giuseppe Castagna un numero di consiglieri non superiore a 4 o 5 elementi su 15, nel rispetto del ruolo di azionista di minoranza. Dal canto suo Banco Bpm ora ha la situazione chiara in vista dei lavori per presentare la lista del Cda per il rinnovo dei vertici previsto per aprile. Il gruppo bancario ha in programma un consiglio d'amministrazione per il 20 gennaio, dove tra le altre cose si parlerà proprio delle procedure per presentare le liste e della modifica dello Statuto. Il board discuterà se, per adeguarlo alla Legge Capitali, sarà necessaria una delibera del cda o un passaggio in assemblea straordinaria.
"Come già dichiarato in precedenza", prosegue la nota del gruppo transalpino, "Crédit Agricole S.A. non intende acquisire né esercitare il controllo su Banco Bpm e manterrà la propria partecipazione al di sotto della soglia che fa scattare l'obbligo di offerta pubblica di acquisto". Questo significa che dovrebbe posizionarsi al di sotto della soglia per l'offerta pubblica d'acquisto al 25% che salirà al 30% con il nuovo Testo unico della Finanza.
La Banque Verte, che nella sua emanazione italiana è presieduta da Giampiero Maioli e guidata dal ceo Hugues Brasseur, sarà certamente determinante nel definire i destini del Banco e potrà trarre vantaggio sia da una integrazione con la propria rete italiana, sia da una fusione tra Piazza Meda e un altro istituto - Mps in primis, ma anche Bper - qualora il sostegno dei francesi trovasse una adeguata contropartita in termini di asset.
In ogni caso, un nodo da sciogliere - in caso di aggregazione - sarà il destino del gestore di fondi Anima, acquisito dal Banco Bpm. Uno scrigno da 200 miliardi di patrimonio gestito, che ben difficilmente il governo non chieda venga lasciato in mani italiane.