Assolombarda, Spada manca il primo obiettivo: Enginoli in corsa per la presidenza

Alessandro Spada, presidente uscente, potrebbe aver mancato contro ogni pronostico la soglia del 15% dei voti al primo round della sfida per Assolombarda. Questo alzerebbe le possibilità del suo sfidante per la guida di Palazzo Gio Ponti

La corsa alla presidenza di Assolombarda è pronta a entrare nella sua fase decisiva, e la partita è tutta aperta: il presidente uscente Alessandro Spada, “reggente” per la fase finale del mandato di Carlo Bonomi, passato lo scorso anno alla guida di Confindustria, si trova a dover affrontare la candidatura di Alessandro Enginoli, vicepresidente del gruppo di aziende della piccola industria in seno all’associazione e fondatore di Biostrada, azienda meccanica che come core business progetta, sviluppa e realizza spazzatrici stradali meccanico aspiranti.

La partita per la posizione apicale nel ramo territoriale più importante di Confindustria, che unisce le sezioni delle province di Monza, Lodi e Pavia a quella della città metropolitana di Milano, è di elevata rilevanza strategica in una fase in cui, dopo un anno di pandemia, l’industria del Nord e quella lombarda in particolare puntano a essere i motori della ripartenza economica e produttiva del sistema-Paese. E la sfida è apetissima.

Il presidente uscente Spada, ex vice di Bonomi, milanese classe 1965 formatosi entro l’azienda famigliare Vrv (operante nel campo della progettazione e costruzione di apparecchi per l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica) era dato da analisti e commentatori come in netto vantaggio e indicato come unico dei due candidati capace di passare la soglia del 15% del voto del monte contributivo complessivo dell’associazione (equivalente a una quota di 60mila dipendenti circa). Questo voto è un passaggio fondamentale in tal senso e la soglia del 15% essenziale per qualificarsi al voto finale previsto per il 23 marzo. A scrutinare le preferenze delle 6.800 imprese rappresentate in Assolombarda tre “saggi”, Benito Benedini, Alberto Meomartini e Gianfelice Rocca, che si sono riuniti per questo processo il 10 marzo scorso. Appariva difficile, in partenza, pensare che Enginoli potesse scavalcare la soglia: l’impossibilità per i candidati di parlare in pubblico lo pone in una posizione di asimmetria rispetto a Spada, che può usufruire della visibilità legata al ruolo di presidente. Ma la notizia più importante da registrare è il fatto che probabilmente anche Spada ha mancato questo traguardo.

Il fatto che a oltre una settimana di distanza non sia ancora trapelato alcun risultato ufficiale lascia pensare che anche Spada abbia mancato il 15% di consensi necessari per accedere al voto finale del 23 marzo. Questo chiaramente rileverebbe una posizione di relativa debolezza, rispetto alle aspettative, del presidente uscente” le cui possibilità di superare lo scrutinio dei “saggi” erano superiori a quelle di Enginoli. Un risultato dunque molto deludente quello cui Spada pare destinato ad andare incontro, nonostante la presenza di un’anomalia che ha permesso, in deroga alle norme, al presidente uscente di ricandidarsi in quanto reggente della gestione Bonomi. Fattore da cui Spada ha ottenuto una visibilità e la possibilità di usufruire di una struttura di sostegno alla sua candidatura che mancavano a altri candidati in passato.

Enginoli, in questo contesto, avrebbe ottenuto il sostegno di oltre 200 aziende e si posiziona per partecipare competitivamente al voto del 23 marzo che – ci ricorda Business Insider potrebbe presentare uno scenario inedito per Assolombarda, non essendoci precedenti di elezioni in cui nessun concorrente ha sfondato la soglia del 15% di fronte ai “saggi”.

E al voto del 23 marzo, di fronte a molte imprese che hanno tenuto sotto riserbo il loro voto finale e non hanno voluto scoprirsi, il programma dei candidati avrà sicuramente un peso maggiore rispetto alle logiche di filiera e di cordata che hanno indirizzato il primo scrutinio. In quest’ambito il fondatore di Biostrada potrebbe mettere sul piatto a suo favore il peso di un profilo più prettamente “imprenditoriale”, dato che Enginoli ha mantenuto il controllo della sua azienda, mentre la Vrv di Spada è passata a fine 2018 al player statunitense Chart Industries. E proprio “XL’Impresa” è lo slogan della candidatura di Enginoli, che si fonda sulla volontà di dare visioni d’insieme e rappresentazioni a tutte le anime interne dell’associazione. Prima fra tutte la fondamentale componente della media impresa che, si legge nel programma “fa da cerniera tra le piccole e le grandi, e ha garantito una continuità dell'Italia nel mercato mondiale in questi anni, superando l’ultimo decennio di crisi (Covid incluso) in modi diversi, ma sempre riuscendo a conquistare risultati economici per sé stessa e per l'intero sistema-Paese”.

Spazio, in questo contesto, anche alla necessaria coesione territoriale, nella consapevolezza che un’associazione che unisce imprese che vanno da Codogno, ai confini col piacentino, all’alta Brianza, dall’Oltrepò Pavese alle Prealpi, passando per il cuore pulsante dell’economia italiana, Milano, non possa non costruire una coerenza interna tra i territori di riferimento della sua giurisdizione. “Abbiamo il dovere di conoscerlo geograficamente, imprenditorialmente, di coglierne le opportunità, di contribuirne allo sviluppo, di renderlo unito nel rispetto delle peculiarità”, scrive Enginoli: dal dialogo tra mondo accademico e imprese alla distribuzione delle catene del valore e dei flussi commerciali, passando per il rapporto tra banche e territori e quello che sarà indotto con lo Stato centrale e l’Europa dal Recovery Fund, la candidatura dell’imprenditore nato a Milano nel 1966 tocca corde a cui molti capitani d’impresa lombardi, dopo un anno duro e complesso, sono decisamente sensibili. Il voto del 23 marzo vedrà dunque una sfida vera e una sostanziale prospettiva di cambiamento per Assolombarda: il fatto che la contesa per la poltrona apicale dell’associazione sia aperta va a tutto beneficio della salute e del dibattito interno di un gruppo di imprese che rappresenta, in sostanza, il cuore dell’economia italiana. E ne testimonia la vitalità.

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