A banche e Poste il 61% di Alitalia

di Marcello Zacché

Dai capitani coraggiosi alle banche preoccupate. La sintesi del futuro azionariato di Alitalia è questa: il nuovo assetto della ex compagnia di bandiera vedrà il gruppo Intesa salire dal 10 al 24% e Unicredit entrare con il 15,1%. Le due grandi banche messe insieme supereranno dunque il 36% del capitale. Seguite dalla Poste, con il 22,7%. Tra i soci industriali della prima ora restano forti solo il gruppo Atlantia-Autostrade e la Immsi di Roberto Colaninno, entrambe intorno al 9%. Air France precipita, dal 25 al 2,3%. Percassi entra con il 4,5%. Tutti gli altri ex capitani messi insieme si fermano vicini al 13% da un totale che era di quasi il 50%.
Questa fotografia è la proiezione dell'esito finale dell'aumento di capitale da 300 milioni che ha visto partecipare pro quota Intesa, Atlantia, Immsi (che avrebbe preso anche altri 7-8 milioni di inoptato) e pochi altri soci minori (tra cui Pirelli, Maccagnani, Gavio); e dunque della diluizione di quelli che finora non hanno partecipato, come Riva (che aveva il 10,6%) o Angelucci (avevano il 5,3%) o la Equinocse del vicepresidente Salvatore Mancuso, che dal 5,3 scende fino allo 0,3%. È l'effetto di un aumento molto diluitivo, avvenuto in rapporto 1 a 10 tra azioni vecchie e nuove. Mentre la stessa Intesa e Unicredit hanno investito ex novo 100 milioni di equity, il gruppo del patron dell'Atalanta Antonio Percassi ne ha messi 15 e le Poste completeranno l'opera con 75 milioni.
Il quadro cambierà ancora nel 2014: a partire dal primo gennaio i soci che avevano sottoscritto il prestito obbligazionario convertibile da 150 milioni della scorsa primavera potranno trasformarlo in azioni con un premio di conversione di 1 a 18. Come noto, di quel prestito sono stati versati solo 95 milioni. Di questi Air France ne aveva messi 23,75. Il che, tradotto in quote azionarie, permetterà alla società franco-olandese di risalire un po' la china. Di quanto? Dipenderà da chi chiederà la conversione, essendo questa una facoltà e non un obbligo. Nell'ipotesi che tutti procedano a trasformare il bond in equity, Air France si troverà il 6,5%, Intesa andrà al 22,4%, Poste al 18,4%, Unicredit al 12,3%, Atlantia e Immsi al 9,6 a testa, Percassi al 3,7%. I piccoli al 17%. Le percentuali esatte non sono al momento quantificabili, anche perché manca l'ufficialità dell'esito dell'aumento.
In ogni caso è certo che la governance della nuova Alitalia cambierà nella direzione delle due banche (preoccupate perché principali creditrici di un miliardo di debiti), capaci di esprimere una minoranza di blocco per le assemblee straordinarie di oltre un terzo del capitale, che insieme alle Poste diventa addirittura maggioranza assoluta. Mentre Atlantia (Benetton), Colaninno (pur presidente dimissionario) e Percassi rappresentano il nuovo nucleo di soci privati forti. Gli equilibri di governance verranno comunque studiati anche in chiave europea, per evitare la procedura per «aiuti di stato».

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