Bordone: "Le imprese non possono morire di burocrazia, va pagata subito la cassa integrazione"

Il vicepresidente vicario di FederlegnoArredo: "In una situazione di emergenza servono regole straordinarie. Semplificazione è la parola d’ordine. Le nostre aziende hanno scelto di pagare i fornitori per garantire la filiera che vale 42,4 miliardi di euro e occupa oltre 312mila addetti, ora la sfida è garantire i consumi interni"

Bordone: "Le imprese non possono morire di burocrazia, va pagata subito la cassa integrazione"

“La vera ripartenza per le aziende del legno arredo è ora, con l’apertura della Fase 3 che ha ‘liberato’ anche gli showroom e i rivenditori della filiera. Così tutto il settore si sta rimettendo in marcia”. A parlare è Stefano Bordone, vice presidente di FederlegnoArredo, che traccia un bilancio fra lockdown e riapertura, fra cose fatte e soprattutto non fatte, e quelle che devono essere invece considerate priorità se si vuol uscire dall’emergenza Covid-19 con minori danni possibili.

Il settore nei giorni dell’isolamento non è stato fermo, ma ha saputo rimboccarsi le maniche. Anche le aziende con molta apertura ai mercati esteri sono state colpite in modo pesante. “Il Governo ha capito che siamo una filiera strategica per il Paese, che contribuisce in maniera consistente alla bilancia commerciale, con un saldo attivo di quasi 8 miliardi di euro e così abbiamo potuto riaprire dal 4 maggio. Questo ci ha consentito di tornare a produrre in sicurezza e consegnare prodotti ordinati da tempo. Il problema è che erano chiusi i nostri interlocutori. Mancava insomma l’ultimo miglio: il negozio di mobili e complementi d’arredo classico e quello stagionale, lo studio d’architettura. Avevamo le armi completamente spuntate, con una totale distonia fra il poter vendere e il non poter incontrare gli acquirenti”.

Un gap che andava colmato prima: perché se è vero che il legno-arredo esporta quasi il 50% della produzione in tutto il mondo, il resto del giro d’affari e del fatturato interessa il mercato interno. E ora guardare al mercato dei consumi interni diventa essenziale, indispensabile. “Se l’Italia non si rimette in moto come Sistema Paese, avremo delle grandi difficoltà - avverte Bordone -. Stimiamo un calo del fatturato del 20% per il comparto legno-arredo, e per ogni miliardo perso sono a rischio 8mila posti di lavoro: una perdita stimata in 8 miliardi si traduce in 60mila posti di lavoro a rischio. Per questo occorre intervenire subito con urgenza”.

Il tessuto del legno-arredo italiano racchiude una realtà produttiva amplia, un 'sistema', fatto di grandi brand, Pmi e tante piccole realtà, con forte legame col territorio, che rappresenta un pilastro dell’industria manifatturiera diffusa. La filiera vale 42,4 miliardi di euro e occupa oltre 312mila addetti. E nel pieno di una fase di evidente difficoltà FederlegnoArredo ha raccomandato a tutti di pagare i fornitori. “È stata una manovra importantissima per garantire la tenuta di una filiera fortemente interconnessa e assicurarne la continuità. Una partita difficile in un momento drammatico, ma è stata l'unica scelta possibile che ha dimostrato la funzione sociale delle imprese: equilibrio finanziario, tutela del territorio, tutela dei posti di lavoro”.

La sfida dei prossimi mesi sarà sul fronte della tenuta dei consumi. Sul “che fare” rapidamente il vice presidente di FederlegnoArredo non ha dubbi. “Occorre pagare subito, domani mattina, la cassa integrazione. In un momento di crisi così grave, la prima cosa da fare, anche come dovere morale, è tutelare le fasce più deboli: quelle che mandano avanti l’economia diffusa sul territorio. Se questo meccanismo funziona l’economia cresce, altrimenti si blocca tutto”.

Il desiderio di rinnovare gli spazi è fisiologico, soprattutto dopo aver passato settimane fra le mura domestiche, e il mobile italiano è pronto a riprendersi il terreno tra i nuovi scenari del mercato globale, la relazione con i rivenditori, il lancio delle novità di prodotto, le trasformazioni delle nostre case, ma soprattutto auspicando un contesto meno macchinoso e una forte semplificazione normativa. “Il tema vero è che sono stati utilizzati processi ordinari in un momento in cui si dovevano fare manovre straordinarie. Così non può funzionare e infatti non ha funzionato. Ora è fondamentale facilitare l’accesso al credito e sburocratizzare con decisione e concretezza. Non si può morire di burocrazia. Noi imprenditori, che abbiamo molti più problemi di prima, non dobbiamo e non possiamo perdere tempo a preoccuparci di cose per le quali la concorrenza - tedeschi, francesi, spagnoli, britannici - non si preoccupano: loro dedicano il tempo a pensare al mercato, al prodotto, alle risorse umane, noi perdiamo troppo tempo sulla burocrazia. Non ce lo possiamo permettere, se vogliamo far ripartire il Paese”.

Dalla crisi è emersa con forza l’importanza dei corpi intermedi. “FederlegnoArredo è stata davvero il punto di riferimento per tutte le nostre aziende: il bisogno di stare insieme ci ha reso più forti e coesi. In altri momenti c’è chi ha tentato di disintermediare l’associazionismo, che invece ha dimostrato l’importanza strategica che ha per il Paese - conclude Stefano Bordone -. La Federazione ha agito non solo come interlocutore di Governo e istituzioni, ma anche come soggetto in supporto e ascolto costante delle imprese associate in un momento così difficile. Abbiamo messo in campo una task force e realizzato 60 newsletter con tutte le informazioni e interpretazioni su norme statali e regionali, modalità di comportamento nell’emergenza, pareri legali, sportelli dedicati per banche, dogane. L’impegno del personale è stato continuo anche in smart working e in condizioni difficili. Abbiamo rafforzato il legame con i territori. La risposta delle aziende, grandi e piccole è stata univoca: ‘Grazie, non ci sentiamo soli’. E questa è la nostra più grande soddisfazione”.

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