Borse cinesi in balìa delle banche

Interventi pubblici per frenare la fuga dei capitali e la crisi degli istituti «ombra». Indenni i listini europei

Giornata fiacca sulle borse europee dopo l'ennesimo crollo cinese (Shanghai ha perso il 6,1%, Shenzhen il 6,5%). Milano (Ftse Mib) ha terminato la seduta invariata, Parigi lo 0,2%, Francoforte e Londra lo 0,3%. Spread in leggera salita a 116 punti, mentre i futures sul greggio Usa (Wti) scendono 41,6 dollari, vicino ai minimi del 2009.

A innervosire gli investitori sono stati ancora una volta i timori sullo stato dell'economia cinese dopo che la People Bank of China ha immesso nel sistema 17 miliardi di euro, la cifra più elevata su base giornaliera da più di un anno e mezzo, per tamponare la fuoriuscita di capitali dal paese. Un chiaro indicatore, a detta degli osservatori, delle preoccupazioni di Pechino. Non solo. Con il rallentamento dell'economia cresce inoltre il rischio di default per le cosiddette banche ombra, ovvero istituti non ufficiali che offrono linee creditizie a clienti a rischio e raccolgono liquidità offrendo tassi elevati. Ben undici banche ombra infatti hanno richiesto il salvataggio del governo per evitare la bancarotta. Un crac che potrebbe avere un preoccupante effetto domino.

Ma gli esperti gettano acqua sul fuoco. «Simili scossoni non mi preoccupano né dal punto di vista finanziario, visto che quello cinese è un mercato accessibile solo per investitori locali, né sotto il profilo economico. Ritengo infatti che si tratti di inevitabili processi di normalizzazione e di passaggio da un'economia agricola a una economia di capitali» sostiene Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Am. Sulla stessa linea anche Massimo Siano, «Executive Director - Head of Southern Europe» di Etf Securities: «Non possiamo valutare il mercato cinese con i parametri occidentali posto che si tratta di un paese che sta facendo il suo ingresso in un'economia finanziaria e di un mercato fortemente indirizzato dal governo che, anche recentemente, aveva posto dei limiti alla cessione di titoli. Un dirigismo che, come dimostra il panic selling di ieri accelerato dopo l'iniezione di liquidità, spesso più che rasserenare innervosisce gli investitori». Sul fonte poi del temuto rallentamento dell'economia reale, Siano ricorda poi come «la Cina stia crescendo al ritmo ancora del 7% e, anche qualora le previsioni venissero riviste al ribasso, si tratterebbe comunque di una crescita doppia rispetto alla maggior parte dei paesi europei».

L'impatto relativo di simili terremoti sul mercato finanziario cinese è stato reso ancor più evidente dalla chiusura poco mossa delle borse europee che già pensano ai dati macro Usa attesi per oggi (i verbali del Fomc e l'inflazione). A Piazza Affari in luce il comparto immobiliare sostenuto dalle indiscrezioni di interesse su Prelios (in rialzo del 20%). Bene anche Risanamento (+7,6%), Gabetti (+1,7%) e Brioschi (+1,5%). La notizia dello shopping di scali greci da parte di Fraport riporta in scena i titoli del settore. Ma a Piazza Affari chiude in positivo solo Aeroporti Bologna (+1%).

La Banca Centrale Cinese ha ieri investito 17 miliardi di euro per frenare la fuga di capitali

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