Campari pigliatutto: si beve anche Averna e paga in contanti

L'operazione vale 103,7 milioni. Passa la mano la famiglia che controllava l'azienda da 150 anni

Campari pigliatutto: si beve anche Averna e paga in contanti

Campari si beve anche l'amaro Averna. Il colosso degli alcolici ha firmato un accordo per rilevare il 100% di Fratelli Averna, l'azienda di Caltanissetta che detiene l'amaro omonimo, il più venduto in Italia, e il Braulio, Limoncetta di Sorrento e la grappa Frattina, due novità nel portafoglio del gruppo. Il controvalore dell'operazione è di 103,75 milioni che verranno pagati in contanti: il closing è previsto per il 3 giugno.

Passa così la mano, dopo 150 anni, la famiglia Averna: «Siamo fiduciosi che il gruppo Campari proseguirà con efficacia il lavoro svolto da cinque generazioni dalla nostra famiglia, che ha legato il proprio nome innanzitutto all'Amaro, prodotto simbolo dell'azienda, nonchè a tutti gli altri prodotti di grande qualità della nostra gamma».

«Acquisiamo un portafoglio di marche - spiega l'ad di Campari, Bob Kunze-Concewitz - contraddistinte da elevata qualità, profittabilità e forte generazione di cassa. Questa acquisizione rappresenta per noi un'opportunità di fare leva sulla nostra struttura distributiva diretta nei mercati chiave dei marchi acquisiti, al fine di accelerarne la crescita in modo profittevole, in linea con la nostra strategia di crescita per acquisizioni. Oltre all'Italia, consolidiamo la nostra massa critica nei mercati chiave dell'Europa Centrale, in particolare in Germania». Qui e in Austria viene realizzata, infatti, la maggior parte delle vendite internazionali del marchio Averna, che nel 2013 ha realizzato ricavi netti totali pari a 61,8 milioni di euro, in crescita del +3,1% rispetto all'anno precedente. Ma, tra cinque anni, la crescita verrà soprattutto sui mercati internazionali, Stati Uniti in testa, dove gli amari e i liquori italiani sono sempre più di moda. Ma anche Argentina e Brasile, tra le principali destinazioni delle nostre esportazioni di bevande alcoliche, che valgono il 70% della produzione. E si tratta di un trend in crescita: dal 2008 al 2012 il consumo di amari e liquori italiani all'estero è cresciuto di circa il 30%, più che raddoppiando nella sola Argentina. Terra di conquista per il gruppo Campari, nato insieme all'Italia nel 1860, oggi un gigante al sesto posto mondiale nel settore degli alcolici di marca, presente in oltre 190 nazioni. Più di 50 i marchi, dai celebri aperitivi Aperol e - ovviamente - Campari, ai rum giamaicani, dalla SKYY Vodka ai wiskey Wild Turkey e Glengrant, che rappresentano il 77% del fatturato. Il 15% dei ricavi deriva dal settore vinicolo, soprattutto spumanti come Cinzano, e il resto dai soft drinks. Una cantina da record, costruita a colpi di acquisizioni, l'ultima quella del whisky canadese Forty Creek, un mese fa: «Tecnicamente quest'anno abbiamo ancora spazio per operazioni da 250 milioni di euro ma è chiaro che abbiamo bisogno di digerire le ultime due», commenta Kunze-Concewitz. In Borsa il titolo ha perso l'1,12%.

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