Cgia, in Italia Pmi tassate più dei giganti del web

Per l'associazione delle piccole e medie imprese solo la Francia registra una pressione fiscale maggiore

Le Pmi italiane hanno un carico fiscale superiore a quella della multinazionali del web che operano nel nostra Paese. A dichiararlo è l'ufficio studio della Cgia di Mestre, secondo cui le piccole e medie imprese versano in tasse il 59,1% dei profitti, mentre i giganti internazionali registrano una tax rate del 33,1%, circa 26 punti percentuali in meno.

"Premesso che i dati sono desunti da fonti diverse - dichiara Paolo Zabeo, coordinato dell'ufficio studi - e quindi non comparabili da un punto di vista strettamente scientifico, è comunque verosimile ritenere che sulle piccole imprese il carico fiscale sia quasi doppio rispetto a quello che grava sui giganti tecnologici presenti in Italia. Un’ingiustizia che grida vendetta, non tanto perché su questi ultimi grava un peso fiscale relativamente contenuto, ma per il fatto che sulle nostre Pmi il peso delle tasse e dei contributi è tra i più elevati d’Europa".

Difatti, analizzando i dati della Banca Mondiale, tra i paesi dell'area Euro, solo la Francia, con il 60,7%, ha un carico fiscale maggiore sui profitti delle imprese, contro una medi dei 19 paesi della moneta unica che si attesta al 42,8%.Si tratta di 16 punti percentuali che pesano tantissimo sulla capacità di stare sul mercato delle piccole e medie imprese e sulla loro capacità di investire sia sulla crescita dell'occupazione dell'azienda che sull'innovazione tecnologica.

"Se con la manovra approvata la settimana scorsa abbiamo evitato l’aumento dell’Iva – dichiara il Segretario della Cgia, Renato Mason – entro la fine di quest’anno il Governo dovrà trovare altri 20 miliardi di euro per scongiurare che dal 1° gennaio 2021 si registri un ritocco all’insù sia dell’Iva che delle accise sui carburanti. In altre parole, anche la prossima finanziaria è in buona parte già vincolata da questo impegno così importante e, pertanto, sarà molto difficile recuperare altre risorse per ridurre in misura altrettanto significativa le tasse su famiglie e imprese".

Inoltre, ai giganti del web si uniscono anche i grandi player italiani, da anni hanno trasferito la sede legale principale, o di una consociata, all’estero. Difatti, secondo la nota della Cgia: “Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business 2020), da noi sono necessari 30 giorni all’anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all’Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorità preposte”.

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Commenti

Duka

Dom, 05/01/2020 - 09:08

Quelle ancora sul territorio sarà bene che pensino seriamente al loro futuro.