Le cinque variabili horror che possono far saltare tutto

I dati dell'economia italiana potrebbero essere aggravati da variabili imprevedibili: ecco cosa rischia il nostro Paese

Le cinque variabili horror che possono far saltare tutto

Dall'attuazione di nuove misure restrittive, legate all'evoluzione della pandemia di Covid, all'aumento del cambio euro-dollaro, dal peggioramento del commercio a livello globale, all'impennata del prezzo del petrolio, passando per il rialzo del differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi. Sono queste le cinque variabili dell'orrore che tengono in apprensione il mondo intero, Italia in primis.

Roma deve infatti fare i conti con i numeri terrificanti dell'ultima nota di aggiornamento del Def, il Documento di Economia e Finanza. Numeri che potrebbero essere aggravati da una o più variabili tra quelle citate. Tra la crescita che non c'è, le previsioni incerte e, soprattutto, una spesa delle pensioni che quest'anno sfiorerà il 17% della ricchezza prodotta, c'è abbastanza materiale da far tremare i polsi all'esecutivo.

Numeri da paura

All'indomani della nota di aggiornamento dei conti pubblici per il 2021 sappiamo che l'Italia chiuderà il 2020 con una frenata del pil pari ad almeno il 9%. Molto dipenderà tuttavia dal virus. Come ha sottolineato La Stampa, è infatti possibile che lo scenario possa peggiorare a seconda dell'evoluzione dei contagi da Covid.

Da questo punto di vista, all'orizzonte c'è lo spauracchio di un -10,5% nonché di un durissimo impatto sulla ripresa relativa all'anno prossimo. Non dobbiamo dimenticarci che l'Italia, a differenza di altri Stati, è uno dei Paesi che vanta – si fa per dire – uno dei debiti pubblici più alti al mondo.

In tutto questo non dobbiamo dimenticarci del ruolo giocato dalla Banca centrale europea che, da qui alla fine dell'anno, avrà acquistato più o meno 200 miliardi di emissioni obbligazionarie italiane, che altrimenti nessuno avrebbe comprato. Il problema è che questo meccanismo non durerà per sempre, e quando non ci sarà più la spinta della Bce potrebbero essere guai seri.

Debiti e prestiti

Nel frattempo l'Unione europea garantirà all'Italia gli aiuti del Recovery Plan, ma a fronte di una lista di raccomandazioni piuttosto corposa, che include privatizzazioni, spending review, politiche sociali e altro ancora.

Detto altrimenti: l'anno prossimo l'Italia non potrà più aumentare la mole del debito, che ha quasi sfiorato il tetto del 160%. Quanto arriverà da Bruxelles non sarà tutto a fondo perduto. Sul piatto ballano fino a 65 miliardi di contributi a fondo perduto, a cui se ne aggiungono altri 127 in prestiti. Prestiti che faranno salire il debito.

E se il Recovery Fund, che per essere effettivo dovrà essere approvato da tutti e 27 i membri, non dovesse diventare realtà? A quel punto resterebbe soltanto il prestito senza condizioni del Mes inerente alla sanità. Certo è che il governo giallorosso stima (e spera) di varare una manovra dal valore di 40 miliardi di euro, 22 dei quali provenienti per gentile concessione dall'Ue. Variabili permettendo.

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