Conti correnti e polizze vita: "botta" in banca per il virus

Per accedere ai famosi finanziamenti garantiti dallo Stato è necessario completare una vera e propria corsa a ostacoli. E i vincoli sono sempre più asfissianti

Conti correnti e polizze vita: "botta" in banca per il virus

Un conto corrente specifico per tracciare il prestito fino a 25mila euro garantito dallo Stato, unito alla richiesta di specificare le finalità del finanziamento. Sono queste le due proposte recapitate alla Camera dei deputati dal direttore generale dell'Associazione bancaria italiana (Abi) Giovanni Sabatini durante l'audizione in merito al dl liquidità di fronte alle commissioni riunite finanze e attività produttive.

Gli istituti bancari vogliono vederci chiaro, ed è per questo che chiedono allo Stato di ''valutare di prevedere un espresso obbligo di dichiarare la finalità cui è diretto il finanziamento, per consentire controlli delle autorità sull'effettiva destinazione delle somme mutuate alla finalità dichiarata''. Ma non è finita qui perché, come sottolinea il quotidiano Italia Oggi, lo slalom degli imprenditori per ottenere il famigerato prestito garantito dallo Stato è ricco di ostacoli.

Una corsa a ostacoli

Oltre alla giungla burocratica rappresentata dalla mole impressionante di documentazione talvolta richiesta dalle banche, ci sono da considerare anche varie anomalie. La più bizzarra? Ad alcuni imprenditori che hanno fatto domanda per ottenere i finanziamenti coperti da garanzia Sace, quindi dallo Stato, alcune banche hanno chiesto espressamente di aderire a una polizza collettiva con premio unico valido per la durata del medesimo finanziamento.

Che cosa significa? Si tratta di una garanzia. Grazie alla polizza, in caso di malattia o morte del sottoscrittore, la quota di prestito non coperta dalla garanzia dello Stato è comunque rimborsata dalla compagnia assicuratrice. Prassi, questa, tra l'altro vietata dagli articoli 18 e 21 del dlgs n. 206/2005 del Codice del consumatore.

In un momento del genere gli imprenditori si trovano dunque esposti a vincoli di ogni tipo. Emblematico il caso delle aziende nate prima del 2019. Altro che 25mila euro: molte di quelle nate nel 2018, rischiano di accontentarsi delle briciole. Non potendo presentare il bilancio del 2019 (bisogna attendere giugno), queste aziende non possono far altro che mettere sul tavolo il bilancio dell'anno precedente, che nella maggior parte dei casi presenta cifre ridimensionate rispetto all'ultimo fatturato.

Le proposte di Sabatini

In ogni caso il direttore dell'Abi Sabatini ha cercato di fare il punto della situazione, anche se restano diversi nodi da sciogliere: ''Il possesso dei requisiti dovrebbe essere oggetto di una dichiarazione sostitutiva dell' atto di notorietà, con la quale il titolare o il legale rappresentante dell'impresa richiedente dichiari, sotto la propria responsabilità, che essi sono veritieri e completi e che, nei propri confronti, non sussistono le cause di divieto, di decadenza o di sospensione''.

E ancora, ha proseguito Sabatini, ''nella stessa dichiarazione il titolare o il legale rappresentante dovrebbe espressamente indicare la data a partire dalla quale l'attività d' impresa è stata limitata o interrotta dall'emergenza epidemiologica o dalle relative misure di prevenzione e contenimento. E confermare altresì che, alla medesima data, sussisteva una situazione di continuità aziendale. In questo contesto, andrebbe valutato un inasprimento delle sanzioni per colui che rende dichiarazioni non veritiere''.

Il punto fondamentale? Appurare le finalità dei denari erogati. ''Potrebbe risultare utile – ha aggiunto Sabatini -considerare specifiche modalità di tracciamento dei finanziamenti erogati, come quelle indicate BankItalia, che ha proposto di convogliare i finanziamenti con garanzia pubblica su conti dedicati, prevedendo la responsabilità dell'impresa per una destinazione dei fondi diversa rispetto a quanto dichiarato".

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