Eni taglia gli investimenti, cedola ok

Descalzi: "Bilancio al sicuro". S&P conferma il rating, bene il titolo

Eni mette al sicuro dividendi e bilancio dalla bufera Covid-19. Dopo aver ritirato, una settimana fa, la proposta di buy-back da 400 milioni, l'ad Claudio Descalzi taglia anche gli investimenti per fare fronte alle conseguenze di un petrolio precipitato ai minimi dal 2003, sotto i 28 dollari (Wti a 24 dollari e Brent a 27 dollari).

Nel dettaglio, la sforbiciata 2020 sarà di circa 2 miliardi di euro alla voce capex (investimenti), pari al 25% del totale previsto a budget, e di 400 milioni alla voce opex (spesa operativa). Per il 2021, si prevede una riduzione di circa 2,5-3 miliardi di euro, pari al 30-35% di quanto stimato per lo stesso anno nel piano. Eni spiega che «i progetti interessati dagli interventi riguardano principalmente le attività upstream, in particolare quelle relative all'ottimizzazione della produzione e ai nuovi progetti di sviluppo, il cui avvio era previsto a breve. In entrambi i casi, l'attività potrà essere riavviata velocemente al ripresentarsi delle condizioni ottimali, e con essa il recupero della produzione correlata». Per effetto di questa manovra e dello scenario particolarmente depresso, la produzione nel 2020 è prevista tra 1,8 e 1,84 milioni di barili di olio equivalente al giorno, e rimarrà invariata l'anno successivo.

«Mettiamo in campo questi interventi con l'obiettivo di difendere la solidità del nostro bilancio e del dividendo, preservando al contempo i più alti standard di sicurezza sul lavoro», ha sottolineato lo stesso Descalzi, nel giorno in cui S&P ha confermato il rating del Cane a sei zampe. Dopo aver tagliato quello della concorrente Exxon Mobil, ieri la società di rating ha infatti confermato il merito di credito di Eni ad A- abbassando, invece, le previsioni da «stabili» a «negative». Una decisione, quella di S&P, presa in un momento in cui i mercati petroliferi stanno attraversando, in questo secondo trimestre, un periodo di grave squilibrio tra domanda e offerta. Inoltre, la maggior parte dei big oil, a causa della pandemia da Covid-19, ha annunciato un taglio delle spese per far fronte al drastico calo della domanda e dei prezzi del petrolio e proteggere il bilancio aziendale, oltre che i dividendi. Mossa evitata da Eni che, invece, ha confermato la proposta di un dividendo a 0,86 euro per azione di cui 0,43 euro già distribuiti a settembre 2019. Ieri il titolo ha chiuso la seduta in Piazza Affari, al netto della notizia sulla revisione degli investimenti (usciti a Borsa chiusa), mettendo a segno un rialzo del 4,16% a 8,72 euro.

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