Gli esperti: "Manca un minuto allo scoppio della bolla finanziaria mondiale"

A rivelarlo è uno studio del Telegraph. Secondo il Doomday clock, l'orologio della fine dell'economia globale, segna un minuto a mezzanotte

Gli esperti: "Manca un minuto allo scoppio della bolla finanziaria mondiale"

"Manca un minuto alla bomba finanziaria". A rivelarlo è uno studio del Telegraph. Secondo il Doomday clock, l'orologio della fine dell'economia globale, segna un minuto a mezzanotte. Di fatto mancherebbe pochissimo all'esplosione della bolla finanziaria che potrebbe travolgere l'economia mondiale. Scenari visti già nella crisi del 29 e in quella cominciata nel 2008. L'ago della bilancia questa volta è la Cina. I dati parlano chiaro: dal 2008 l'economia cinese traina quella globale. Ma Pechino sta per tirare il freno a mano. Il Paese adesso cresce sotto il 7 per cento, ed è la prima brusca frenata begli ultimi 25 anni. Le stime per il futuro parlano di una crescita che si fermerà anche sotto il 5 per cento. La svalutazione dello yuan e il taglio dei tassi di interesse fanno capire quanto sia elevato l'allarme in Cina. In questo quadro va considerata anche la netta inversione di tendenza sul fronte delle esportazioni.

Le conseguenze per l'economia mondiale potrebbero essere pesantissime. Il crollo delle materie prime come acciaio e petrolio è un segnale inquietante: i prezzi sono scesi rispettivamente a 50 dollari al barile e 56 dollari a tonnellata. La crisi del settore porta con sé quella dei finanziamenti. Il calo dei prezzi il numero di società in grado di finanziare le ricerche di nuovi giacimenti di petrolio o gas.

Per il momento, le ripercussioni più serie le stanno avendo proprio i mercati finanziari cinesi, da Shanghai a Shenzhen, con la prima che ieri ha chiuso a -6% e che in due mesi ha perso oltre un terzo del suo valore. Come spiega anche Francesco Daveri sul Corriere della Sera, "paradossalmente gli operatori non sono però preoccupati tanto dalla crisi dell'economia reale quanto dalle risposte giudicate insoddisfacenti date dal governo di fronte alla crisi dei mercati". E a fare da arbitro in questa crisi sono le banche centrali. I mercati per il momento non sono in grado di camminare sulle proprie gambe. Di fatto vengono chiesti ancora soldi a pioggia alle banche centrali. La banca centrale cinese, la Federal Reserve e la Bce in Europa di tanto in tanto provano a chiudere i rubinetti per cercare di far ripartire le economie. Ma niente da fare. Il rischio, come dicono gli esperti, è che per circa un secolo le famiglie e le generazioni accantonino i soldi per pagare i debiti. In questo modo verrebbero ridotti i consumi, il vero carburante per rimettere in moto l'economia.

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