Il fallimento Wirecard arriva in Italia

Bloccate 325mila carte, interviene SisalPay. Sotto inchiesta anche i revisori di EY

Lo scandalo Wirecard si allarga a macchia d'olio, arriva in Italia, e coinvolge anche Ernst & Young. Mentre almeno 325mila carte di debito emesse in Italia (e collegate a Wirecard) sono state bloccate, il revisore contabile è finito sul tavolo degli imputati della maxi-inchiesta che sta travolgendo la fintech tedesca dopo la scoperta di 2 miliardi di dollari fantasma depositati presso conti mai esistiti.

Lo scorso venerdì, un'associazione formata dagli azionisti dell'azienda ha presentato una denuncia penale presso la Procura di Monaco, dove ha sede Wirecard, accusando EY di essersi lasciato sfuggire la presunta frode. «Riteniamo che il lavoro di Ernst & Young sia stato un disastro e debba essere processata», ha spiegato Marc Liebsche, rappresentante degli investitori privati. Il revisore, che si è difeso sostenendo di essere stato ingannato assieme a tutti gli altri, la scorsa settimana si è rifiutato di firmare i bilanci 2019 dell'azienda dopo aver ricevuto false conferme sul saldo dei conti fiduciari da parte delle banche che avrebbero dovuto tenere i 2 miliardi dichiarati dall'azienda. Secondo il Financial Times la società si sta preparando alle ricadute dello scandalo, EY ha detto ai propri senior partner di prepararsi ad avere «colloqui difficili» sulla vicenda.

Nelle ultime ore lo scandalo ha iniziato a uscire dai confini tedeschi e ha coinvolto anche i consumatori europei, in particolare, quelli italiani per circa 20 milioni di euro: a tanto ammonterebbero, in media, le carte bloccate collegate alla fintech tedesca.

A fare da «salvagente» è intervenuta però SisalPay|5 (che alla pari di altre fintech si trova ad avere Wirecard come «issuer» delle proprie carte prepagate) assumendosi direttamente l'onere finanziario e impegnandosi a restituire i fondi congelati ai propri clienti. Nello specifico, ai possessori della carta prepagata a brand SisalPay verrà data la possibilità di trasferire il saldo direttamente su una nuova carta, emessa in partnership con Banca 5, per permettere al cliente di tornare velocemente a effettuare pagamenti in tutta tranquillità oppure di ricevere l'accredito o rimborso del saldo presente sulla carta.

Sabato, Wirecard, che nell'arco di poco più di una settimana ha visto il valore di Borsa ridursi del 90%, ha reso noto che le sue attività andranno avanti, nonostante il deposito del bilancio avvenuto giovedì scorso. Ieri il titolo è rimbalzato del 154% a 3,26 euro ma mercoledì scorso, prima che scoppiasse lo scandalo degli 1,9 miliardi di liquidità inesistenti, Wirecard valeva 104,5 euro alla Borsa tedesca (199 euro il picco storico toccato al Dax per una capitalizzazione massima di 28 miliardi).

Ora sembra che i giudici tedeschi siano prossimi a decidere di mettere la società in amministrazione controllata (sarebbe imminente la nomina di un commissario), il che permetterebbe una ristrutturazione, oppure optare per la liquidazione se non c'è speranza di ripresa. Wirecard ha precisato sabato che «le filiali del gruppo, ad eccezione di una piccola controllata, non hanno presentato richiesta di procedura di insolvenza». Resta, quindi, fuori dal procedimento anche la Wirecard Bank, dove i pagamenti «continueranno ad essere trattati senza restrizioni». Non manca però anche chi comincia a ragionare su uno spezzatino del gruppo. La francese Worldline sarebbe interessata a rilevare una parte degli asset della concorrente tedesca, secondo quanto ha riportato la Fankfurter Allgemeine Zeitung, senza citare fonti. Anche investitori privati e fondi di investimento sarebbero interessati all'acquisto di una parte degli asset, ha aggiunto il quotidiano.

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