La Fed rinvia il rialzo dei tassi al 2022

La decisione sul tapering slitta a novembre. Rivista al ribasso la stima del Pil Usa

La Fed rinvia il rialzo dei tassi al 2022

A Eccles Building, quartier generale della Federal Reserve, il tapering è quasi sulla rampa di lancio. I lavori preparatori che porteranno alla graduale riduzione degli aiuti da 120 miliardi di dollari al mese si sono di fatto conclusi con la riunione di ieri del Fomc, il braccio operativo di politica monetaria. Durante la quale è però anche emersa la netta spaccatura fra chi chiede un rialzo anticipato dei tassi già nel 2022 e chi lo vuole posticipare all'anno successivo.

Falchi e colombe si ritrovano però sulla stessa lunghezza d'onda sulla decisione di non alzare il velo su modi e tempi del tapering. Il comunicato finale si limita infatti a sottolineare come, se i progressi dell'economia dovessero proseguire «una moderazione del ritmo degli acquisti di attività potrebbe presto essere garantita». Il presto significa, verosimilmente, che l'istituto guidato da Jerome Powell aspetterà il vertice di novembre prima di mettere nero su bianco come intende procedere. Un ruolino di marcia potrebbe prevedere il drenaggio, a ogni appuntamento del Fomc, di T-bond per 15 miliardi e Mbs per cinque miliardi. In modo da esaurire il pacchetto, come ha detto Powell, «intorno alla metà del 2022, anche se non è stata ancora presa nessuna decisione» in questo senso.

Si tratta di un approccio parzialmente conservativo, necessario almeno fino alla fine di quest'anno per poter verificare quale sarà l'impatto della variante Delta sul Pil. La Fed, non a caso, ha rivisto fortemente al ribasso la sua proiezione di crescita relativa al 2021, tagliata dal +7% dello scorso giugno a +5,9%. Dal prossimo gennaio lo slancio della recovery sarebbe inferiore, seppure le stime collochino l'espansione 2022 al 3,8% dal 3,3% precedente e quella del 2023 al 2,5% (2,4%). Quanto all'inflazione, l'outlook è cambiato in peggio, almeno per quest'anno: i prezzi al consumo sono destinati a salire al 4,2% contro il precedente 3,4%, ma scenderanno al 2,2% nel 2022, livello che sarà mantenuto anche nel 2023. Negli Stati Uniti, ha detto Powell, «l'inflazione è elevata, più del previsto e probabilmente resterà così nei prossimi mesi».

Il passo graduale con cui sarà affrontato il tapering, necessario per sgonfiare un bilancio più che triplicato dai livelli pre-crisi pandemica, piace ovviamente a Wall Street (+1,30% a un'ora dalla chiusura). Dove la stretta sui tassi viene percepita ancora come lontana e resta un argomento divisivo all'interno tra i governatori della Fed, visto che la metà dei partecipanti all'ultima riunione è convinta della necessità di attuare il primo rialzo già nel 2022, mentre l'altra metà lo vede più probabile l'anno successivo. Una spaccatura che dovrà essere ricomposta nei prossimi mesi. Powell, usando le stesse parole pronunciate in una precedente occasione, ha ribadito che l'avvio del tapering non va letto «come un segnale diretto riguardo ai tempi del decollo dei tassi di interesse».

Durante la conferenza stampa il successore di Janet Yellen si è anche soffermato sulle regole etiche della banca, in particolare quelle relative alle partecipazioni e alle attività finanziarie consentite da parte di alti funzionari della Fed. Powell ha promesso «cambiamenti» che porteranno al divieto di possedere attività che la Fed acquista o ha acquistato Una stretta inevitabile, dopo lo scandalo legato ai disinvolti scambi di azioni e obbligazioni di alcuni dei suoi governatori come il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren.

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