Le Fondazioni accelerano sul gran ballo delle quote

Cr Firenze vende lo 0,6% di Intesa per 350 milioni Il piano «popolare» di Verona e le mosse di Siena

Un check up della legge Ciampi, istitutiva delle Fondazioni quindici anni fa, e che non sempre è stata osservata alla lettera da alcune di loro. Così era stata presentata qualche mese fa l'autoriforma delle Fondazioni bancarie frutto dell'accordo fra il Tesoro e l'Acri, l'associazione di riferimento presieduta da Giuseppe Guzzetti. In sintesi, gli enti non potranno indebitarsi per sostenere aumenti di capitale e non potranno investire in strumenti derivati. Ma soprattutto, non potranno concentrare il patrimonio in una sola banca ma diversificare gli investimenti.

Ora se ne cominciano a vedere i primi effetti. Ieri, la fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze - che detiene il 3,245% di Intesa Sanpaolo - ha collocato sul mercato presso investitori istituzionali italiani ed esteri,, tramite una procedura di accelerated bookbuilding, un pacchetto dello 0,63% di azioni ordinarie del gruppo milanese. I 349,5 milioni di liquidità incassati con questa operazione saranno reinvestiti dalla fondazione «al fine di garantire la redditività necessaria per mantenere un adeguato supporto alla sua attività istituzionale a favore del territorio», spiega in una nota l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Ma non è l'unico caso che vede un ente sganciarsi progressivamente dalla banca di riferimento. Ad aprire le danze, facendo di necessità virtù, è stata la Fondazione Mps che gradualmente scesa nel capitale (dal 51 all'1,5 per cento odierno) e ha accompagnato l'ingresso di fondi esteri, Fintech e Btg, con cui ha sancito un patto di sindacato. Patto che potrebbe essere presto allargato ad Alessandro Falciai (azionista con circa l'1,8%) e in futuro forse trasformarsi in un patto di consultazione. Una strada simile è stata percorsa in Carige dove l'accordo fra la Fondazione e la famiglia Malacalza (che dall'ente ha acquistato il 10,5% del suo pacchetto) ha consentito la messa in sicurezza sia della banca sia dello stesso ente che ha trovato la liquidità necessaria per rilanciare i suoi investimenti sul territorio.

A influire sulle strategie future degli enti bancari sarà anche il risiko delle Popolari che nei prossimi mesi è destinato a cambiare il panorama bancario italiano con fusioni e acquisizioni. A Nordest, in particolare, si è candidata a giocare un ruolo da protagonista la Cariverona di Paolo Biasi, la cui potenza di fuoco sul fronte degli investimenti futuri sfiorerà il miliardo (cifra ottenuta sommando i 250 milioni di liquidità già in cassa con i circa 400 milioni che potrebbe incassare dall'alleggerimento in Unicredit imposto appunto dall'autoriforma delle fondazioni più altre eventuali dismissioni).

Infine, ci saranno altri effetti portati dalle rivoluzioni nella governance che stanno investendo sia Intesa (fra i soci ci sono la Fondazione Cariplo, Compagnia Sanpaolo e la Cariparo), che ha annunciato l'addio al duale e l'adozione di un modello monistico, sia Unicredit che ha tra i suoi azionisti la Fondazione Crt e che sta studiando una semplificazione organizzativa del gruppo. Sullo sfondo, infine, gli enti bancari tengono i riflettori accesi sulle prossime manovre della Cassa Depositi e Prestiti, di cui sono soci insieme al Tesoro, dopo l'arrivo al vertice del tandem Costamagna-Gallia.

Il tesoretto che le Fondazioni, destinate a sganciarsi gruadualmente dalle banche, potranno investire sul territorio

Le disponibilità liquide accumulate dalla Fondazione Mps grazie alle cessioni e alla progressiva diluizione nel Monte

È la somma che le dodici Fondazioni bancarie piemontesi hanno accantonato finora per finanziare le loro attività

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