I 150mila piccoli soci di Mps rischiano di finire in "serie B"

La banca va verso l'espulsione dalle Blue Chip. E dopo i 2,6 miliardi distrutti in un anno, restano le briciole

I 150mila piccoli soci di Mps rischiano di finire in "serie B"

Quando, il 20 gennaio del 2016, il titolo Monte dei Paschi valeva 0,51 euro, l'allora presidente del consiglio Matteo Renzi, dichiarò: «A questi prezzi Mps è un affare».

È passato poco più di un anno da quell'incauto consiglio per gli acquisti. Oggi chi aveva seguito il suggerimento del premier si ritrova in portafoglio un titolo congelato. La seduta del 22 dicembre, l'ultima prima della sospensione decisa dalla Consob, è stata infatti chiusa a 15 euro dopo il raggruppamento delle azioni funzionale all'aumento di capitale, poi fallito sul mercato con 1 nuovo titolo ogni 100 esistenti, che equivale a circa 15 centesimi. Il 70% in meno rispetto ai 51 segnati quando l'ex premier sponsorizzava lo shopping senese. «Le contrattazioni ritorneranno quando si saprà il piano industriale avvalorato dagli organi Bce», ha detto il presidente della Commissione, Giuseppe Vegas. Ma il tempo stringe. Se dopo il cda fissato per oggi (sul tavolo, l'approvazione del consuntivo 2016) non ci saranno indicazioni sul ripristino delle negoziazioni, il titolo Mps verrà tolto dal FtseMib con la revisione dei panieri a marzo, ha fatto sapere la società di gestione dell'indice. La decisione potrà essere revocata soltanto se le negoziazioni dovessero essere ripristinate entro il 28 febbraio. Il problema è che il piano del Monte forse non riuscirà ad essere pronto prima di fine mese per ragioni tecniche legate alla conversione del decreto salva banche da 20 miliardi del governo. Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ed è dunque diventato legge, lo scorso 23 dicembre. Ma perché le misure del governo diventino concrete, servirà un altro decreto ministeriale del Tesoro sui dettagli operativi dell'intervento concordati con Bce e Commissione Ue. Va inoltre sciolto il nodo dei crediti in sofferenza dopo che il fondo Atlante si è sfilato dalla partita. Cosa succederà intanto a chi ha in portafoglio i titoli Mps? Gli azionisti singoli, le persone fisiche, sono 150mila e rappresentano il 55% del capitale della banca. Insomma, non parliamo di uno sparito gruppo di risparmiatori. Se il piano non arriverà in tempo, i titoli usciranno dal listino principale di Borsa Italiana (saranno sostituiti da quelli della multiutility Hera) ma non da quello ordinario. E ai risparmiatori non resterà che un'unica mossa: l'attesa. «L'uscita di un titolo dal paniere principale di Piazza Affari non rappresenta mai per una società un bel segnale, anche se nel caso MontePaschi non è certo un fulmine a ciel sereno. L'incognita ora più rilevante, per gli azionisti, riguarda le modalità di ingresso dello Stato e la loro possibilità di recuperare una frazione più o meno (ir)rilevante del loro investimento: sulla base delle valutazioni di mercato, così impone la Ue, che verranno fatte in occasione dell'aumento di capitale e/o dell'eventuale delisting», spiega Umberto Bertelè, professore emerito di strategia di impresa al Politecnico di Milano.

E il prezzo del titolo? Ammettiamo che le Mps rientrino in negoziazione in tempi rapidi dopo la presentazione del piano, il prezzo sul mercato è destinato a cambiare nuovamente quando entrerà in vigore il decreto del governo. Ovvero quando il Tesoro, oggi al 4%, prenderà effettivamente il controllo della banca. E ci sarà un effetto sulle quotazioni, nonché in termini di diluizione sul portafoglio degli altri azionisti. I 150mila piccoli soci Mps hanno quindi visto sfumare in un anno 2,6 miliardi in Borsa, senza considerare gli 8 miliardi di ricapitalizzazioni dei due anni prima, e presto verranno diluiti dall'intervento del Tesoro.

Con le poche «briciole» rimaste in portafoglio ancora congelate in Piazza Affari.

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