I fondi battono Telco ma Fossati resta fuori dal cda di Telecom

Lunga, lunghissima assemblea per Telecom Italia ieri a Milano. Per l'ad riconfermato, Marco Patuano, si tratta del «punto di svolta che ci proietta verso il futuro». Telecom è dunque una public company e, infatti, la partecipazione è stata record: il 56% del capitale. Tanto che, alla fine, i fondi hanno vinto e quella di Assogestioni è stata votata come prima lista (al 50%), battendo anche quella di Telco (45,5%), che comunque ha piazzato il presidente, Giuseppe Recchi, l'ad, Patuano e 10 membri in cda. Ma il sospirato accordo tra i soci non c'è stato. Assogestioni, grazie anche ai voti di Findim, ha inserito i suoi tre consiglieri Lucia Calvosa, Davide Benello e Francesca Cornelli mentre Telco, alla prima tornata di voti, ha fatto passare Recchi, Patuano e la baronessa Denise Kingsmill. A questo punto, Findim ha chiesto di integrare la lista Telco, per eleggere i 13 consiglieri richiesti, con due dei suoi candidati, Vito Gamberale e Girolamo di Genova. La manovra, però, non è riuscita. «Telco con la solita arroganza - ha detto Fossati- si è presa tutti i rimanenti 7 posti in cda, non tenendo conto delle preferenze del mercato».
La Findim di Fossati, che comunque ha raccolto il 3,5% dei voti e ha «sacrificato» il suo 5% per far vincere Assogestioni, resta fuori dal board anche se il risultato della sua battaglia è stato, comunque, il ridimensionamento del potere di Telco e dei suoi soci (Telefonica, Intesa, Mediobanca e Generali). Del resto il cda eletto è composto, in massima parte, da consiglieri indipendenti come Flavio Cattaneo, Laura Cioli, Giorgina Gallo e Luca Marzotto. Telco è comunque in scadenza e, tra due mesi, si scioglierà lasciando le quote in mano agli azionisti, con Telefonica che avrà il 15% di Telecom e sarà dunque il primo socio (anche se con una quota esegua), mentre gli altri hanno già deciso di vendere. Ora bisognerà capire quanto sarà governabile una società in queste condizioni, anche se la strada della public company e di una governance condivisa pare segnata. Un primo verdetto verrà comunque oggi dalla Borsa.
Quanto a Patuano, nella lunga relazione e nelle numerose repliche all'assemblea, ha sottolineato alcuni punti importanti della strategia prevista. Come la cessione delle torri, importante per liberare risorse. «Quella delle torri in Brasile - ha precisato - sarà utile per l'acquisto di altre frequenze, mentre quella delle infrastutture italiane sarà utile per investire in Lte e fibra». Secondo il top manager l'Lte, la banda ultralarga mobile, sta andando bene, avendo già totalizzato 650mila clienti. Patuano ha quindi ribadito con forza che per Tim Brasil non ci sono offerte e che, al momento, non sono previste operazioni straordinarie.
Quanto alla scarsa performance del titolo, l'ad ha spiegato che l'obiettivo è quello di portare le quotazioni almeno a 1,15 euro dagli 0,85 attuali. Un'operazione molto attesa anche dagli attuali azionisti di Telco che, come già detto, sono pronti a vendere. Quanto al futuro, ha assicurato di voler recuperare l'investment grade, dato che ora il giudizio delle agenzie di rating è junk, spazzatura.

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